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Dopo l’approvazione da parte del Parlamento del decreto-legge 107/26 sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e Infrastrutture, la Commissione europea ha reso nota il 7 agosto la proposta di decisione di esecuzione relativa all’ottava e ultima revisione del PNRR. Nonostante l’impatto profondo nell'immediato e nel prossimo futuro, sia da un punto di vista sociale che economico, delle disposizioni in questione, esse sono state adottate secondo le ormai consolidate modalità: zero discussione e nessun coinvolgimento del partenariato sociale.
A dispetto della revisione tecnica di cui ha più volte parlato il Ministro Foti per giustificare una modalità di operare totalmente autoreferenziale, le misure modificate sono ben 118, di cui: 2 misure sono state rimosse (le connessioni diagonali in ambito ferroviario e il regime di credito di imposta per investimenti nella ZES), 12 misure saranno solo parzialmente realizzabili per diversi motivi (inflazione, eventi metereologici estremi, ritardi imprevisti nelle forniture, impedimenti tecnici), 102 misure sono state modificate per attuare alternative migliori (o presunte tali) al fine di raggiungere la loro ambizione originaria, 2 misure sono nuove (investimento sui cosiddetti “treni diagnostici” e istituzione di un “credito d'imposta verde”). Inoltre, per 8 misure viene incrementato il livello di attuazione e in due casi sono stati eliminati errori materiali.
L’impatto del PNRR su transizione climatica e digitale cala ulteriormente, accontentandosi di rimanere entro le percentuali minime previste dai regolamenti europei.
Nel merito, lo scopo di questa ulteriore revisione è quello di ricevere tutti i finanziamenti previsti (oltre 194 miliardi), spostando ulteriori risorse sugli incentivi alle imprese, con condizionalità minime, e sull’incremento dei fondi (facility) da utilizzare dopo il 2026. Sono altresì evidenti le difficoltà nel puntare sugli investimenti pubblici, a partire da quelli relativi alle infrastrutture. Si tratta di segnali che rendono chiaro come il dopo PNRR sarà molto problematico, soprattutto per quei territori in cui i divari e le diseguaglianze sono più marcati. Nei confronti di queste realtà inciderà, più che altrove, la mancanza di uno straccio di idea di modello di sviluppo, che non si risolva nel pesante aumento delle spese militari. In questo contesto, l’orizzonte immediato del governo è la prossima legge di bilancio a cui il PNRR potrebbe dare un contributo significativo in termini di risorse se, come sembra, il meccanismo dei costi non correlati ai finanziamenti ma ai traguardi/obiettivi consentirà economie di spesa rilevanti.
Infine, da un punto di vista democratico consideriamo estremamente pericolosa la deriva imposta dalla gestione del PNRR in tema di riforme approvate e/o modificate senza trasparenza e senza coinvolgere il Paese. Nell’immediato, come CGIL, vigileremo con rigore sull’applicazione delle modifiche “tecniche” apportate in questa revisione su varie riforme, a partire da quella sul federalismo fiscale. Nessuno pensi di utilizzare il PNRR per fughe in avanti e forzature costituzionali.






