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Roma, 23 luglio - “I dati diffusi oggi dal Ministero del Lavoro sul Programma GOL - oltre 4,3 milioni di persone prese in carico e più di un milione di persone formate - restituiscono un dato quantitativo rilevante sulla dimensione dell'intervento realizzato, ma non sulla sua efficacia né sulla capacità di produrre risultati concreti”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli.
Per la dirigente sindacale: “Analizzare i numeri significa verificare se, oltre alla dimensione quantitativa degli interventi realizzati, si sia prodotto un cambio di passo nella qualità delle politiche attive e nella capacità di accompagnare realmente le persone. L'introduzione di obiettivi, indicatori, monitoraggi e obblighi di rendicontazione rappresenta un cambiamento necessario da tempo nel nostro Paese. Tuttavia, i dati quantitativi, da soli, non dimostrano la qualità dei percorsi né la capacità di garantire un accompagnamento personalizzato e risultati occupazionali migliori".
“Una presa in carico amministrativa e formale - aggiunge Gabrielli – non può essere accreditata come una reale capacità di accompagnare le persone verso l'autonomia e il reinserimento lavorativo. Servono percorsi personalizzati, costruiti sui bisogni, le competenze e le aspirazioni delle persone, soprattutto di quelle più lontane dal mercato del lavoro”. “Il valore delle politiche attive - sottolinea la segretaria confederale - si misura nella capacità di generare attivazione, opportunità concrete e occupazione di qualità. La registrazione a un programma, la sottoscrizione di un patto o la partecipazione a un’attività formativa non possono essere considerati, di per sé, indicatori sufficienti”.
Secondo Gabrielli “restano aperte questioni non risolte: la capacità di intercettare e coinvolgere le persone più lontane dal mercato del lavoro, ascoltando e risolvendo gli ostacoli che ne impediscono l’uscita dall’inattività, dalla precarietà, dalla discontinuità lavorativa; la capacità di accompagnamento collettivo nelle fasi di transizione occupazionale di lavoratrici e lavoratori che affrontano crisi aziendali e ammortizzatori sociali; il monitoraggio della qualità dei percorsi realizzati, non solo del numero delle attività svolte; la valutazione degli esiti occupazionali, in termini di stabilità, durata, qualità del lavoro e coerenza con le competenze acquisite”.
“La sfida ora - prosegue Gabrielli - è trasformare GOL da un programma centrato sul raggiungimento dei target a una vera infrastruttura pubblica per il diritto al lavoro. Questo richiede investimenti strutturali nei Centri per l’impiego, rafforzamento delle professionalità, livelli essenziali delle prestazioni realmente garantiti in tutto il territorio nazionale e una regia pubblica capace di coordinare, monitorare e indirizzare politiche attive, formazione e servizi, garante insomma di costruzione di opportunità per tutte e tutti”.
“I numeri sono necessari, ma non rappresentano il punto di arrivo. La domanda decisiva resta: quante persone, grazie a GOL, hanno trovato un lavoro stabile, dignitoso e coerente con il proprio percorso? Quante hanno arricchito e rafforzato le proprie competenze? Su questo dovrà misurarsi l’efficacia della riforma delle politiche attive del lavoro. Alla Ministra Calderone torniamo quindi a chiedere un confronto per rispondere a queste domande e risolvere le questioni ancora non risolte”, conclude la segretaria confederale.






