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matteo oi
Roma, 1 luglio - “Sorprende la facilità e la leggerezza con cui il Ministro del Lavoro rivendica un aumento significativo delle attività ispettive, tra azioni dell’INL e del Nucleo dei Carabinieri, ma, al contempo, i casi di sfruttamento e caporalato accertati ai sensi dell’articolo 603-bis del Codice penale si riducono sensibilmente: da 1.226 lavoratori nel 2024 a 895 nel 2025. Con, addirittura, una maggiore presenza di lavoratori sfruttati nell’industria (477) rispetto all’edilizia (53) e all’agricoltura (227)”. Così dichiara, in una nota, Alessandro Genovesi, responsabile Contrattazione inclusiva e lotta al lavoro nero della Cgil nazionale, commentando le ultime dichiarazioni del ministro Calderone.
“Già i numeri del 2024 - continua il sindacalista - sono significativamente lontani dalla tragica realtà, ma con i dati del 2025 siamo al vero e proprio miracolo. Si moltiplicano le ispezioni, ma si trovano meno lavoratori sfruttati. Probabilmente vi è un tema non solo di risorse umane e strumentali, ma soprattutto di modalità di accertamento, di strumenti di verifica ex ante e di condizionalità, di presidio del territorio, di strategie specifiche e coordinate, che mancano sia a livello settoriale sia a livello territoriale”.
“I drammatici fatti di cronaca e le decine di denunce che quotidianamente il sindacato presenta - conclude Genovesi - ci dicono che il Paese è un’altra cosa e che tutte le strategie basate esclusivamente su premialità e compliance non stanno raggiungendo i risultati auspicati, né stanno contribuendo a bonificare modelli di impresa e segmenti di importanti settori produttivi che vivono sistematicamente dello sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, italiani o migranti, dell’evasione fiscale e contributiva e della concorrenza sleale”.






