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Roma, 26 giugno - “Rallentano nelle nuove assunzioni le forme di occupazione stabile e crescono le tipologie contrattuali più discontinue. Un andamento che richiama la necessità di rafforzare le politiche del lavoro e quelle industriali, promuovendo occupazione stabile e qualificata, soprattutto per giovani, donne e Mezzogiorno”. Così, in una nota, la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli, riprendendo i dati dell'Osservatorio Inps sul mercato del lavoro relativi al primo trimestre 2026.
“I dati di flusso - sottolinea la dirigente sindacale - misurano non solo la quantità, ma anche la qualità della nuova occupazione. I segnali sono chiari: diminuiscono le assunzioni stabili e le trasformazioni verso il tempo indeterminato, mentre cresce il ricorso ai rapporti di lavoro più discontinui. La sfida resta quella di creare occupazione stabile, qualificata e tutelata”.
“Nel confronto con il primo trimestre del 2025 - prosegue Gabrielli riportando i dati Inps - le assunzioni a tempo indeterminato diminuiscono del 6,8% (circa 25.000 in meno). Calano anche i contratti a tempo determinato (-2,4%) e l'apprendistato (-7,1%, circa 5.600 attivazioni in meno), uno dei principali strumenti di ingresso qualificato nel mercato del lavoro”.
“Crescono invece - aggiunge la segretaria confederale - le assunzioni con contratti stagionali (+14,9%, circa 23.000 in più), intermittenti (+12,1%, circa 21.500 in più) e in somministrazione (+3,8%). In quest'ultimo caso diminuiscono le assunzioni a tempo indeterminato (-43%), mentre aumentano quelle a termine (+6%). In forte calo anche le assunzioni agevolate (-33%), con una riduzione degli esoneri contributivi per i giovani (-54,8%). Si riducono inoltre le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (-7%, circa 15.000 in meno) e le conferme degli apprendisti (-4%), segnali di una maggiore difficoltà nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro”.
Per Gabrielli: “Queste dinamiche si inseriscono in un contesto in cui persistono forti disuguaglianze territoriali e di genere. Le più recenti rilevazioni ISTAT e INAPP mostrano che i NEET continuano a essere più numerosi tra le donne (14,9% contro 11,8% degli uomini) e nel Mezzogiorno (20,2%). Oltre il 30% dei giovani in questa condizione è inattivo da più di un anno e per quasi il 29% il principale sostegno economico proviene dalla famiglia”.
“I dati - conclude Gabrielli - confermano la necessità di rafforzare politiche strutturali per il lavoro, puntando su investimenti, competenze e occupazione stabile e di qualità”.






