Il petrolio torna a correre, a quasi 120 dollari, le tensioni in Medio Oriente spingono i prezzi dell’energia e il governo prova a intervenire con il decreto bollette, oggi al voto in Parlamento. Ma per la Cgil sono misure che non bastano. “Siamo davanti a una crisi che rischia di essere più grave di quella del 2022”, avverte il segretario confederale Christian Ferrari. E attacca: “Si continua a inseguire l’emergenza senza una strategia, mentre salari e potere d’acquisto restano indietro”.

Segretario Ferrari, dal G7 arriva la richiesta di una risposta “rapida, coordinata” ma “temporanea” contro il caro energia. È sufficiente?

No, non lo è. Da quella riunione non sono arrivate misure in grado di affrontare una crisi che, per quanto difficile da quantificare, rischia di avere conseguenze molto più gravi rispetto a quella del 2022. Siamo di fronte a uno scenario completamente incerto, legato all’evoluzione di una guerra che ha elementi di imprevedibilità evidenti. Ma tutte le analisi internazionali convergono su un punto: gli effetti economici saranno pesanti. Le indicazioni emerse dal G7 sono generiche, non incidono sulle cause della crisi e non mettono in campo strumenti adeguati. Per questo il nostro giudizio è negativo.

Perché sostiene che oggi la situazione è persino peggiore rispetto al 2022?

Perché il contesto è radicalmente cambiato. Pensiamo all’Italia. Nel 2022 arrivavamo da una fase di forte rimbalzo del Pil dopo la pandemia, avevamo i vincoli europei del patto di stabilità sospesi e un grande piano di investimenti come il Pnrr. Oggi invece non abbiamo nulla di tutto questo. Abbiamo già attraversato una fase inflattiva molto pesante che ha eroso il potere d’acquisto di milioni di lavoratori, pensionati e famiglie. Siamo tornati dentro vincoli di bilancio stringenti, e la crescita economica è debole. Questo significa che l’impatto di una nuova crisi energetica rischia di essere molto più duro, sia sul piano sociale sia su quello produttivo.

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