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Roma, 19 febbraio - “Un intervento parziale e privo di visione strategica. In una fase in cui il costo dell’energia continua a comprimere salari, consumi e competitività industriale, il Governo sceglie ancora una volta la strada delle misure emergenziali, rinviando le riforme strutturali necessarie. Si continua a rincorrere l’emergenza”. Così la Cgil nazionale commenta il decreto bollette.
Secondo la Confederazione: “Il rafforzamento del bonus sociale e la riduzione degli oneri per le imprese attenuano l’impatto immediato delle bollette, ma non modificano il meccanismo che determina prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa. Non si interviene sul sistema di formazione del prezzo dell’elettricità, ancora agganciato al gas. Non si rafforza il ruolo pubblico nella produzione energetica. Non si costruisce una politica industriale coerente con la transizione. In questo modo il Paese viene condannato a una spirale permanente di decreti-ponte finanziati con risorse pubbliche”.
Inoltre, sostiene la Cgil “le imprese ricevono sostegni importanti senza alcuna condizionalità stringente su: mantenimento dei livelli occupazionali; investimenti in innovazione e decarbonizzazione; limitazione della distribuzione di utili e dividendi. È inaccettabile che risorse pubbliche vengano erogate senza vincoli sociali, industriali e ambientali chiari. Se lo Stato interviene, deve farlo per difendere il lavoro, non per sostenere margini e rendite”.
“Il costo dell’energia - prosegue il sindacato di corso d’Italia - rappresenta oggi uno dei principali fattori di perdita di competitività del sistema produttivo italiano. Senza una riforma strutturale aumenteranno le delocalizzazioni, cresceranno le crisi industriali e il peso ricadrà su lavoratrici e lavoratori. Servono contratti energetici di lungo periodo per l’industria, una strategia nazionale sulle rinnovabili e un piano pubblico di investimenti nella transizione”.
“Il decreto - aggiunge la Cgil - utilizza i proventi derivanti dal sistema europeo di scambio delle emissioni disciplinato dalla Direttiva 2003/87/CE. Quelle risorse nascono per finanziare la decarbonizzazione, l’efficienza energetica e la tutela delle fasce più vulnerabili nel percorso di transizione. Se vengono impiegate in modo generalizzato per coprire interventi emergenziali, si rischia di svuotarne la finalità ambientale e di compromettere la coerenza con gli obblighi europei. Le entrate ETS devono servire a trasformare il sistema produttivo, non a tamponare le inefficienze di un mercato energetico che non viene riformato”.
“Basta rincorrere, serve un cambio di modello. Chiediamo una riforma strutturale del mercato elettrico, il disaccoppiamento stabile del prezzo dell’elettricità dal gas, clausole sociali obbligatorie per le imprese che ricevono aiuti pubblici, un utilizzo vincolato e trasparente dei proventi ETS per la transizione e il lavoro e un ruolo pubblico più forte nella governance energetica. L’energia è un bene strategico e continuare a trattarla come una semplice variabile di mercato significa indebolire il sistema industriale e scaricare i costi su chi lavora”. “Il Paese - conclude la Cgil - ha bisogno di una politica energetica strutturale e di lungo periodo, non di decreti emergenziali che rinviano i problemi senza risolverli”.






