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Roma, 13 febbraio - “La Cgil domenica sarà in tantissime piazze del Paese perché non si arretra sui diritti e sulla libertà delle donne, e il Ddl Bongiorno rischia di produrre un arretramento grave nella definizione e nella tutela contro lo stupro, tornando a un’impostazione che, di fatto, rimette sotto processo chi subisce violenza”. Così la segretaria confederale Lara Ghiglione annuncia la decisione della segreteria nazionale della Cgil di partecipare alle manifestazioni del 15 febbraio contro il disegno di legge che interviene sull’art. 609 bis del Codice penale, organizzate dal collettivo Consenso_scelta_libertà, laboratorio permanente ampio e inclusivo nato per contrastare il DdL Bongiorno e affermare libera scelta e consenso come diritti fondamentali.
La dirigente sindacale spiega che “il DdL non introduce una semplice modifica lessicale. È una scelta che può indebolire la protezione delle donne e alterare pericolosamente il concetto di consenso. Per la Cgil il punto è netto: la violenza sessuale si definisce a partire dal consenso libero, esplicito e attuale. Qualsiasi ambiguità su questo principio rischia di riportarci indietro, di riprodurre anche sul piano giuridico uno schema già tristemente noto: l’imputata continua a essere la donna, costretta a dimostrare di essersi opposta ‘abbastanza’, di aver resistito ‘a sufficienza’. È una logica che scarica sulle vittime un peso inaccettabile”.
Per Ghiglione “ridefinire il consenso senza ascoltare pienamente l’esperienza delle donne e dei centri antiviolenza significa ignorare la realtà della violenza. La violenza maschile contro le donne non è un fatto privato né emergenziale: è una questione strutturale che riguarda la democrazia, il lavoro, le relazioni di potere. Di fronte a ogni tentativo di arretramento, la risposta sarà collettiva. Serve una reazione forte, visibile, determinata. Per questa ragione - annuncia la segretaria confederale - domenica saremo nelle piazze di tutta Italia, insieme al collettivo Consenso_scelta_libertà, e invitiamo lavoratrici, lavoratori e cittadinanza a partecipare. Il consenso non si tocca. Non si arretra sui diritti delle donne”.






