Roma, 31 luglio - "A un mese dalla scadenza della delega fiscale, con il più classico dei blitz d’agosto, il Governo ha improvvisamente riesumato e stravolto lo schema di decreto legislativo sul federalismo fiscale e sui tributi locali, rimasto inattuato per 17 anni. L’obiettivo dichiarato è attribuire maggiore autonomia finanziaria ai territori attraverso quote di compartecipazione al gettito Irpef, in sostituzione dei trasferimenti statali attualmente erogati. Ma la partita è tutt’altro che "a saldo zero". Innanzitutto, per il 2027 vengono stanziati solo 5,87 miliardi di euro, a fronte dei 10 miliardi censiti dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard del Mef, mettendo così a rischio le risorse per: i Centri per l’impiego, l’apprendistato, le borse di studio, il contrasto alla povertà, la non autosufficienza, le politiche sociali, i libri di testo e la sicurezza sul lavoro. In secondo luogo, la fiscalizzazione dei trasferimenti erariali non avviene attraverso vere compartecipazioni Irpef, dinamicamente legate alla futura crescita dell’imponibile, ma sulla base del mero valore assoluto delle risorse statali oggi trasferite: un valore semplicemente fotografato e congelato nel tempo, sottraendo agli enti territoriali i corrispondenti aumenti di gettito futuro.

L’esempio più grave e clamoroso di questa operazione è la soppressione del Fondo nazionale Trasporti, pari a 5,2 miliardi. Il Fondo non solo viene sostituito da una compartecipazione "cristallizzata", destinata a ridurre in prospettiva le relative risorse, ma viene anche privato dell’attuale vincolo di destinazione, consentendo così alle Regioni di utilizzare quelle risorse per altri scopi. Tutto ciò rischia di produrre la disarticolazione del TPL e la riduzione del suo finanziamento, con la conseguente messa in discussione del servizio e dei diritti di lavoratrici e lavoratori.

Inoltre, viene congelata l’attribuzione alle Regioni di 3,2 miliardi di euro l’anno derivanti dal recupero dell’evasione Iva, mentre la mancata interoperabilità delle banche dati depotenzierà l’attività di accertamento.

Oltretutto, come per l’Autonomia differenziata, anche in questo caso si procede senza definire e finanziare preventivamente i Livelli essenziali delle prestazioni, rinviando l’applicazione dei costi standard al 2030. In questo modo non si fa altro che cristallizzare la spesa storica e i divari territoriali.

Nonostante la contrarietà dell’Anci, dell’Upi e il parere negativo di cinque Regioni, l’Esecutivo ha deciso di andare avanti e di portare a breve il provvedimento alla valutazione delle Camere, che dovranno esprimersi in tempi strettissimi.

Se venisse approvato, il risultato sarebbe chiarissimo: il taglio di servizi fondamentali o l’aumento delle addizionali locali a carico di lavoratori e pensionati.

Per tutte queste ragioni, la Cgil contesta radicalmente l’impianto della riforma e ne chiede la sospensione. Occorre ripristinare i fondi sociali, garantire vincoli rigidi sulle risorse destinate ai trasporti e applicare immediatamente i costi standard, per difendere i diritti universali delle cittadine e dei cittadini e impedire che il federalismo fiscale si traduca in nuovi tagli ai servizi e in nuove diseguaglianze territoriali".

Dichiarazione del segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari