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Roma, 5 agosto - “Nel motivare la decisione di attivare la clausola di salvaguardia per investire ulteriori 21,7 miliardi nella difesa, il ministro Giorgetti ha sostenuto che non si diserta dai propri doveri. È esattamente quello che il governo ha scelto di fare: disertare dal dovere di affrontare le vere emergenze degli italiani". Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, aggiungendo “è una follia spendere 22 mld in armi mentre nel Paese imperversa una crisi energetica, industriale e sociale” .
“Ci indebitiamo - aggiunge - non per finanziare una sanità pubblica sempre più in difficoltà; non per affrontare l'emergenza salariale, restituire il fiscal drag e rimediare a un'inflazione che pesa soprattutto su lavoratori e pensionati; non per mettere in campo politiche industriali in grado di invertire il declino produttivo in corso, rilanciando un intervento pubblico diretto, indispensabile per dare una prospettiva ai numerosi settori in crisi, dall'automotive alla siderurgia, a partire dall'ex Ilva, come richiesto unitariamente dai sindacati confederali; non per investire nelle energie rinnovabili, le uniche in grado di abbassare le bollette e di garantirci l'autonomia energetica (c'è infatti il rischio concreto che i 14 miliardi attivabili in questo ambito finiscano per coprire progetti già in essere, anziché sostenerne di nuovi). Lo facciamo, invece, per aumentare la spesa in armi: una scelta che non garantirà maggiore sicurezza, ma contribuirà soltanto ad allontanare la pace”.
Per Ferrari: “Vengono così al pettine le scelte irresponsabili assunte dall'esecutivo sia in ambito Nato (con l'impegno a portare le spese militari al 5% del Pil) che con il ReArm Europe. Si conferma, in definitiva, una strategia di politica economica tutta incentrata sul binomio austerità e riarmo, che sarà l'asse portante anche della prossima manovra di bilancio”.
“La Cgil - conclude il segretario confederale - non resterà a guardare e, insieme a tutte le realtà che vogliono cambiare un modello di sviluppo ormai insostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia da quello sociale, e che qualcuno vorrebbe salvare convertendo la nostra economia in un'economia di guerra, si mobiliterà nel prossimo autunno per contrastare questa deriva e rimettere al centro il lavoro, i diritti sociali e la conversione ecologica, digitale ed energetica del nostro sistema produttivo”.






