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Roma, 21 maggio - “L’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati, delle pensionate e dei pensionati della Cgil avvia una nuova fase di mobilitazione generale e territoriale”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, nella relazione introduttiva all’iniziativa “Una e indivisibile: l’Italia riparte dal Mezzogiorno”, in corso al Centro Congressi di via dei Frentani a Roma.
“Lanciamo una stagione di iniziative politiche, contrattuali e vertenziali a tutti i livelli - nazionale, territoriale, confederale e di categoria - per affrontare - spiega Ferrari - l’emergenza Mezzogiorno e costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità locali e del mondo del lavoro”.
La Cgil denuncia, nel documento, gli effetti delle politiche di austerità, della precarizzazione del lavoro, dei tagli a sanità e istruzione e dell’assenza di una vera politica industriale per il Sud, che hanno prodotto criticità economiche e sociali. Come si legge nel documento, nel Mezzogiorno vivono circa 1,2 milioni di lavoratori poveri, circa la metà del totale nazionale. Il salario medio annuo nel Sud si attesta a 18.148 euro, a fronte dei 24.486 euro della media italiana, con un divario del -25,9%, e una riduzione del valore dei salari reali del 10,2%, rispetto al 2021. Anche tra i lavoratori “standard”, cioè con contratto a tempo indeterminato e full-time, il Mezzogiorno registra retribuzioni medie inferiori di oltre 6.400 euro rispetto al dato nazionale. La struttura del mercato del lavoro evidenzia inoltre una forte precarietà: nel Sud il 34,5% dei lavoratori ha un contratto a termine, il 43,6% è impiegato part-time e il 56,5% svolge un’occupazione discontinua. A questo quadro si aggiunge il fenomeno migratorio: tra il 2022 e il 2024 oltre 175 mila giovani hanno lasciato il Mezzogiorno e circa la metà di loro è in possesso di una laurea.
Al centro della mobilitazione vi sono le priorità contenute nella piattaforma discussa nel corso dell’iniziativa, che propone una nuova stagione di sviluppo e coesione sociale per il Mezzogiorno. Tra queste, il contrasto allo spopolamento, considerato “un’emergenza nazionale”, e una strategia per garantire la creazione di lavoro stabile e di qualità, che preveda, tra l’altro, una giusta transizione, un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni e progetti di job guarantee. È al contempo decisivo affrontare il tema del diritto alla mobilità nei territori insulari, in cui il trasporto rappresenta una vera e proprio precondizione di cittadinanza.
Inoltre, tra le misure proposte vi è il rilancio del sistema industriale e produttivo attraverso un intervento pubblico diretto per contrastare la desertificazione industriale e costruire filiere produttive radicate nei territori, a partire dalle rinnovabili. Centrale è anche un piano di investimenti pubblici in infrastrutture materiali e sociali, in alternativa a interventi considerati “faraonici” e che “non rispondono ai bisogni reali del territorio”, come il Ponte sullo Stretto.
Occorre poi garantire, attraverso investimenti, l’accesso universale alle prestazioni sociali e sanitarie e all’istruzione scolastica, universitaria e alla ricerca. Viene ribadita anche la necessità di contrastare il progetto di autonomia differenziata, che il Governo sta riproponendo nonostante la sentenza della Corte costituzionale ne abbia smontato l’intero impianto. Infine, il documento sottolinea il ruolo centrale della legalità: più controlli e trasparenza negli appalti, riutilizzo sociale dei beni confiscati, rafforzamento della giustizia e stabilizzazione del personale, al fine di garantire la presenza dello Stato e la tutela dei lavoratori.
Temi quindi che la Cgil porterà nelle numerose iniziative politiche, contrattuali e vertenziali che si terranno, a partire dalle prossime settimane, su tutti i territori, e che rilancia anche con le due proposte di legge su sanità pubblica e appalti, promosse insieme a un ampio numero di organizzazioni e associazioni della società civile.
“La nostra convinzione, profonda e radicata, è che il Mezzogiorno sia economicamente decisivo per tutto il Paese, perché se non torna a crescere il Sud, se non si rilancia lo sviluppo, il lavoro e la coesione sociale del Sud, sarà semplicemente impossibile per l’Italia ripartire e invertire l’attuale china di declino”, conclude Ferrari.
→ Una e indivisibile, l’Italia riparte dal Mezzogiorno - Documento integrale/Pdf
→ Una e indivisibile, l’Italia riparte dal Mezzogiorno - Sintesi/Pdf






