PHOTO
Roma, 7 aprile - “L'intervento emendativo del Governo, a seguito dell’attivazione della procedura di infrazione della Commissione Europea e del deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori mobili di altri Stati membri dell’Ue in relazione alle prestazioni familiari loro concesse, è sicuramente un passo avanti, ma ha accolto solo parzialmente le nostre richieste: continuano a rimanere esclusi i figli residenti nei Paesi extra-Ue di chi lavora in Italia, dando continuità a una discriminazione inaccettabile”. Lo afferma, in una nota, la Cgil nazionale.
“La Commissione Europea - ricorda la Confederazione - ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia perché la normativa che ha istituito l’Assegno Unico Universale viola il diritto Ue, introducendo criteri discriminatori. A seguito della procedura di infrazione, il Governo ha inserito un emendamento al D.L. 19/2026 (decreto Pnrr) che modifica il D.lgs. 230/2021, prevedendo tra l’altro che i figli residenti in un altro Stato dell’Unione Europea, fiscalmente a carico secondo la legislazione italiana vigente, possano essere considerati parte integrante del nucleo familiare ai fini dell’erogazione dell’Assegno Unico Universale. Una modifica che però - incalza la Cgil - ha accolto solo parzialmente le nostre richieste, nonostante avessimo già ripetutamente sollecitato un intervento a tutela dei lavoratori con figli residenti all’estero”.
“Se l’emendamento al D.L. 19/2026 risolve alcune situazioni - prosegue il sindacato di corso d’Italia - restano ancora aperte diverse criticità: nulla viene previsto per i figli residenti nei Paesi extra-Ue, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori che lavorano in Italia. In quest'ultimo caso i figli di lavoratori italiani, comunitari o extra-Ue non potranno quindi essere considerati ai fini dell’erogazione dell’Assegno Unico Universale. In questa stessa condizione si trovano anche i lavoratori frontalieri provenienti da Paesi extra-Ue limitrofi (Svizzera, San Marino e Principato di Monaco), mentre l’emendamento risolve definitivamente i problemi per i frontalieri provenienti dai Paesi Ue. La decisione - spiega ancora la Cgil - è del tutto irragionevole, perché il luogo di residenza dei figli dei lavoratori, anche italiani, che versano regolarmente tasse e contributi previdenziali in Italia incide sul diritto all’Assegno Unico Universale”.
“Si tratta - conclude la Cgil - di una modifica normativa che non elimina la discriminazione, alla quale la Cgil chiede di porre immediatamente rimedio, riconoscendo la prestazione anche ai figli residenti nei Paesi extra-Ue”.






