Una “piazza della consapevolezza collettiva” quella che ha riempito Piazza del Popolo per la chiusura della campagna per il No al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Dal palco, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha lanciato un appello netto alla partecipazione e alla difesa della Costituzione, intrecciando il tema della riforma con il contesto internazionale e sociale.
“Stiamo vivendo un momento difficilissimo”, ha detto, ricordando come nel mondo siano in corso decine di conflitti armati e milioni di persone siano costrette a fuggire. In questo scenario, ha avvertito, “la forza, la violenza, la guerra si stanno sostituendo al diritto e alla democrazia”. Da qui la necessità, secondo Landini, di tornare ai principi costituzionali: “Noi nella nostra Costituzione abbiamo scritto che l’Italia ripudia la guerra, non che accetta questo stato di cose”.
Il leader della Cgil ha insistito sul valore unificante della Carta: “Oggi è il momento di unire il Paese, non di dividerlo”, sottolineando come il referendum rappresenti un tentativo di mettere in discussione quell’equilibrio. “Non l’abbiamo chiesto noi, non l’ha chiesto il popolo questo referendum”, ha affermato, collegando l’iniziativa ad altri provvedimenti contestati come autonomia differenziata e decreti sicurezza.
Sul merito della giustizia, Landini ha ribaltato l’impostazione del dibattito: “Noi siamo quelli che chiedono un funzionamento diverso della giustizia, che si superino le lentezze e che si facciano i processi”. Ma, ha aggiunto, “il non funzionamento della giustizia non lo risolvi togliendo l’autonomia e l’indipendenza alla magistratura. Lo risolvi facendo le assunzioni, investendo in tecnologia”.
Nel suo intervento non è mancata una critica diretta all’impostazione del governo: “C’è un tentativo esplicito di trasformare l’idea del governo in comando”, ha detto, denunciando il rischio di indebolire controlli e regole democratiche. Un passaggio che Landini ha legato anche a dinamiche globali: “Per la prima volta vedo il mercato e il profitto che si stanno sostituendo alla politica, allo Stato e alle Nazioni. Questo modello rischia di essere inconciliabile con la democrazia”.
Ampio spazio è stato dedicato al significato del voto referendario. “Il referendum è uno strumento in cui sei tu, cittadino e cittadina, che decidi. Non devi delegare nessuno”, ha spiegato, invitando anche chi da anni non vota a tornare alle urne: “Quando non voti sono altri che decidono per te”.
Secondo Landini, la posta in gioco è alta: “Il tuo voto può decidere se mantieni la Costituzione o se la cancelli”. Da qui l’appello a una mobilitazione diffusa nei giorni finali della campagna: parlare con le persone, convincere gli indecisi, contrastare l’astensionismo.
Il segretario della Cgil ha poi rilanciato anche i temi sociali ed economici, chiedendo un cambio di priorità: “Non abbiamo bisogno di spendere per armi, abbiamo bisogno di sanità pubblica, lavoro, istruzione”. E ha indicato una direzione chiara: “Bisogna andare a prendere i soldi dove sono, tassare rendite e profitti”.
In chiusura, l’invito simbolico alla partecipazione attiva: “Adottiamo una persona che pensa di votare sì e proviamo a convincerla”, ha detto dal palco, ribadendo l’obiettivo della campagna: “Difendere il diritto e la libertà di tutti dentro la nostra Costituzione democratica, libera e antifascista”.
Conclude Landini: “È il momento di fare l’opposto di chi divide il Paese. Noi lavoriamo per unirlo. E ce la possiamo fare”.
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