Lunedì 9 giugno 2025: intorno alle tre del pomeriggio si capisce che il quorum, per abrogare quattro leggi sul lavoro fortemente penalizzanti per i lavoratori, non è stato raggiunto. L’affluenza si ferma al 30,58%, ma oltre 14 milioni di persone partecipano al voto e nei quattro quesiti sul lavoro i sì prevalgono nettamente. I giovani sono andati a votare in massa, il quorum è raggiunto considerando gli under 35. La partita impossibile non è stata vinta, ma il seme della partecipazione e della voglia di diritti è stato piantato. Per Maurizio Landini non è una vittoria, ma nemmeno una fine. Nei mesi precedenti il segretario generale della Cgil e tutti i dirigenti della Confederazione hanno girato l’Italia. Piazze, mercati, strade, fabbriche in ogni luogo si è discusso di lavoro. L’interesse è stato tanto e l’affluenza, seppur insufficiente, ha dimostrato che in tanti hanno a cuore i diritti dei lavoratori. Tutto questo mentre il Governo ha tentato in tutti i modi prima di offuscare il referendum e poi di affossare la partecipazione con una scelta di date che non facevano presagire nulla di buono. Allo stesso tempo anche il centro-sinistra ha accolto con freddezza i quesiti, seppur supportando la battaglia della Cgil. Questo supporto si è manifestato quasi esclusivamente nella manifestazione di Piazza Vittorio a due settimane dal voto, un supporto sincero ma non sufficiente di fronte alla battaglia referendaria. D'altra parte negli ultimi 30 anni, solo il referendum contro la privatizzazione dell’acqua ha raggiunto il quorum. La campagna ha rimesso al centro contratti precari, subappalti, licenziamenti, sicurezza e democrazia, costruendo relazioni nei territori e soprattutto con le nuove generazioni. Il referendum è stato un esercizio di partecipazione. Anche senza quorum, resta una base sociale larga da cui ripartire per cambiare leggi sbagliate, ridurre la ricattabilità, restituire dignità al lavoro e difendere la democrazia dove comincia, nei rapporti concreti tra chi lavora e chi decide. Le immagini che ha lasciato la campagna referendaria hanno mostrato che c’è ancora voglia di partecipazione, una voglia che in questi anni sembra intercettare solo la Cgil. Voglia che meno di un anno dopo porterà i comitati referendaria a difesa della Costituzione a portare alle urne più di 28 milioni di elettori che hanno bocciato la riforma Meloni-Nordio.