Nel 2024 la collaborazione tra Cgil e Fridays for Future entra in una fase nuova. A cinque anni dal primo grande sciopero globale per il clima, la mobilitazione del 19 aprile riporta in piazza una parola che tiene insieme generazioni e impegno sui territori: convergenza. La crisi climatica non è più un tema separato dalla condizione materiale delle persone. Entra nei salari, nella salute, nelle fabbriche, nelle scuole, nei trasporti, nei quartieri più esposti al caldo, all’inquinamento e alla precarietà.
Fridays for Future nasce dall’azione solitaria di Greta Thunberg davanti al Parlamento svedese nell’agosto 2018, dopo un’estate segnata da caldo anomalo e incendi. In pochi mesi quello sciopero scolastico diventa un movimento mondiale. Il 15 marzo 2019 oltre un milione di giovani manifesta in centinaia di città, anche in Italia; a settembre dello stesso anno la Climate Action Week porta in piazza milioni di persone e prova ad allargare la mobilitazione oltre le scuole.
Prima della manifestazione in Piazza del Popolo, Greta Thunberg viene accolta nella sede nazionale della Cgil da Maurizio Landini e dalla segreteria confederale. Alla giovane attivista svedese, diventata il volto più riconoscibile della mobilitazione climatica mondiale, viene consegnata la tessera onoraria del sindacato. È un gesto rivolto a lei e, attraverso di lei, alle ragazze e ai ragazzi che hanno riportato il clima nello spazio pubblico, chiedendo agli adulti coerenza e responsabilità.
La Cgil, dal canto suo, porta in quel confronto la propria idea di giusta transizione: propone una trasformazione governata democraticamente, capace di riconvertire produzioni e consumi, ridurre le emissioni, creare lavoro stabile e di qualità, e proteggere chi rischia di pagare il prezzo più alto del cambiamento.
Negli anni successivi il movimento attraversa la pandemia, sperimenta gli scioperi digitali, torna nelle piazze e continua a chiedere giustizia climatica e sociale. Nel 2024 questa convergenza si rafforza in un contesto internazionale segnato da guerre, corsa al riarmo e promesse mancate dei governi sul clima. La Cgil denuncia il rischio che la transizione venga sacrificata o svuotata, mentre crescono disuguaglianze e insicurezza sociale. Nel 2025 il rapporto fa un passo ulteriore con la piattaforma comune “Per il clima, il lavoro e la pace”, sottoscritta in vista del Global Climate Strike dell’11 aprile. Al centro ci sono la lotta alla disinformazione contro la transizione ecologica, la difesa del Green Deal e del Fit for 55, il rifiuto di un’economia europea riconvertita alla guerra e i diritti al lavoro di qualità e ben retribuito. Accanto a Fridays for Future, il sindacato riconosce che il lavoro non ha futuro dentro un modello che consuma ambiente, corpi e territori.





