E’ il 14 novembre 2012 e l’Europa si ferma per dire no alle politiche di austerità. La Confederazione Europea dei Sindacati ha organizzato una giornata di mobilitazione europea sotto lo slogan "Per il lavoro, la solidarietà e contro l'austerità". Alla mobilitazione partecipa la Cgil, mentre Cisl e Uil si defilano. Le manifestazioni si sono svolte in più di 85 città italiane, non senza momenti di tensione. E’ il culmine della lotta all’austerità che dopo la crisi del 2008 ha portato l'Europa ad adottare politiche di contenimento della spesa pubblica, soprattutto nei Paesi con debito pubblico alto, i famigerati PIGS, Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Il disagio sociale in tutto il Continente è palese, ma la spinta conservatrice europea è orientata a contenere le spese a scapito delle fasce più deboli della società. Una situazione che rimarrà tale fino al Covid e che sta tornando reale nell’ultimo periodo.

Quella del 14 novembre fu l’ultima di una serie di iniziative che i sindacati europei, con la Cgil in prima fila, hanno messo in campo sin dal 2010. Il 29 settembre 2010 fu promossa una grande Giornata di azione europea contro l'austerità. Lo slogan scelto, "No to Austerity", sintetizza una critica radicale all'indirizzo assunto dall'Unione Europea: non bastava salvaguardare la stabilità dei conti pubblici se ciò significava comprimere l'occupazione, ridurre gli investimenti e indebolire i diritti sociali. Migliaia di lavoratrici e lavoratori raggiunsero Bruxelles, dove il corteo della CES sfilò fino al Parlamento Europeo proprio mentre il presidente della Commissione José Manuel Barroso presentava il nuovo pacchetto di governance economica dell'Unione. Per la prima volta dopo molti anni, il sindacato europeo cercava di costruire una risposta comune a una crisi che aveva ormai assunto una dimensione continentale.

La CGIL in quegli anni non si limitò a contestare i singoli provvedimenti economici, ma propose un diverso e antitetico modello di governance economica: un'alternativa fondata su investimenti pubblici, innovazione, crescita dell'occupazione, rafforzamento del welfare e redistribuzione della ricchezza. Sebbene le politiche di austerità abbiano continuato a caratterizzare gli anni successivi, quella mobilitazione lasciò un'eredità importante. Essa contribuì a rafforzare il coordinamento tra le organizzazioni sindacali europee e pose al centro del dibattito pubblico una questione destinata a rimanere attuale: non può esistere stabilità economica senza giustizia sociale, né crescita duratura senza lavoro di qualità.