Il 20 ottobre 2008 si spegne a 98 anni Vittorio Foa, uno dei più grandi sindacalisti e politici del novecento italiano. Un uomo che dagli esordi in Giustizia e libertà, passando per la Resistenza, la Costituente, la militanza nella Cgil ha attraversato l’intera storia della sinistra italiana. Antifascista, dopo una reclusione di 8 anni fu partigiano con i "fazzoletti verdi" delle Brigate Giustizia e Libertà. Costituente per il Partito d’Azione, darà un determinante contributo alla stesura degli art. 39 e 40 della Carta costituzionale sulla libertà di organizzazione sindacale e sul diritto di sciopero. In seguito sarà parlamentare del Partito socialista per 3 legislature. Ascrivibile ad un socialismo di sinistra di stampo libertario, radicale e operaista, ha sempre intrattenuto col Partito comunista un rapporto anche fortemente critico, ma fatto al tempo stesso di dialogo e collaborazione attiva, venendo eletto senatore nel 1987 come indipendente nelle liste del Pci. A questo proposito, scrive : “Io non sono mai stato comunista e nessuno mi ha mai chiesto di diventarlo, forse anche per il mio impermeabile individualismo piccolo-borghese che ha resistito anche a decenni di lavoro sindacale. La mia coabitazione con i comunisti è stata tutta sul versante, che ritengo dominante, della costruzione democratica”.

Sul piano sindacale Foa incrocia la sua strada con quella della Cgil nel 1948. Ha un ruolo decisivo nel Piano del Lavoro presentato da Giuseppe Di Vittorio nel 1949. E’ lo storico leader della Cgil a puntare molto su Foa, che nel 1955 sarà segretario nazionale della Fiom al fianco di Agostino Novella, che alla morte di Giuseppe Di Vittorio guiderà la Cgil. All’interno della confederazione Foa è stato tra i principali interpreti di una cultura sindacale capace di coniugare la tutela delle condizioni materiali dei lavoratori con una più ampia riflessione sulla partecipazione, sulla democrazia industriale e sul “controllo operaio” dei processi produttivi. Per lui il sindacato non doveva limitarsi alla contrattazione salariale, ma rappresentare uno strumento di emancipazione; “socialismo non è soltanto l’ordinamento collettivistico della produzione”, affermerà, “socialismo è liberazione e autogoverno dei lavoratori”.

Punto di riferimento costante per la CGIL, le sue riflessioni hanno accompagnato generazioni di dirigenti e delegati, alimentando una concezione del sindacato fondata sull'ascolto, sul pluralismo e sulla partecipazione democratica. La sua eredità resta ancora oggi uno dei patrimoni culturali più importanti della storia della Confederazione.