E’ da poco passata la mezzanotte del 6 dicembre 2007, quando nello stabilimento di Torino dell'azienda siderurgica tedesca ThyssenKrupp quando alcuni operai della linea 5 stanno procedendo al riavvio dell'impianto dopo un fermo tecnico per manutenzione. L'impianto entra in funzione trentacinque minuti dopo la mezzanotte. Un attrito causa delle scintille che finiscono su della carta imbevuta di olio. Si scatena l’inferno. Gli operai si prodigano a spegnere l’incendio ma il fuoco danneggia un tubo flessibile dell'impianto oleodinamico, da cui fuoriesce dell'olio ad alta pressione nebulizzato, che immediatamente si incendia come una grande nube, e la fiammata investe gli otto lavoratori presenti sul posto. Per sette di loro non c’è niente da fare.

E’ uno dei più grandi incidenti sul lavoro avvenuti in Italia nel dopoguerra. Sin da subito la Cgil denuncia le 12 ore di lavoro consecutive che gli operai coinvolti avevano accumulato e il malfunzionamento dei dispositivi di sicurezza. Oltre a questo il discorso fatto dalla Cgil si allarga al mancato investimento in sicurezza e alla scelta aziendale di massimizzare il profitto risparmiando sulla manutenzione, pur sapendo che lo stabilimento sarebbe stato chiuso. Nei vari gradi di giudizio, il sindacato ha fortemente sostenuto la tesi della responsabilità consapevole.

La Fiom Cgil espresse però amarezza per la sentenza definitiva della Cassazione, che pur confermando condanne pesanti, derubricò l'accusa iniziale da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. Il terribile incidente sul lavoro di Torino è portato dall’organizzazione sindacale come monito per le istituzioni, nella costante richiesta di maggiori investimenti nella sicurezza dei lavoratori, invocando costantemente pene più severe per chi viola le norme antinfortunistiche e chiedendo che la vita e la salute dei lavoratori vengano prima delle logiche di produzione.