23 marzo 2002, alle ore 13.00 sul palco allestito al Circo Massimo sale Sergio Cofferati. Di fronte a lui tre milioni di manifestanti, una marea rossa scesa in piazza per dire che l’articolo 18 non si tocca e per sottolineare l’impegno della Cgil contro il terrorismo. E proprio da qui parte il segretario generale Cofferati, che è al suo ultimo grande bagno di folla, ricordando Marco Biagi assassinato dalle Nuove brigate rosse 4 giorni prima: “La follia del terrorista cerca sempre la componente simbolica e sotto il profilo simbolico questo è stato un attacco alle politiche di coesione".

Aprire la grande manifestazione con la lotta al terrorismo non è stata solo una scelta doverosa, ma si è inserito nel Dna della Cgil che da sempre è schierata contro il terrorismo di qualsiasi matrice ideologica. In piazza ci sono tutte le organizzazioni territoriali e di categoria della Cgil, dai chimici ai metalmeccanici, dagli edili alla funzione pubblica, i professori delle università, i ricercatori precari, i medici, gli infermieri, i lavoratori dei trasporti e del commercio. Ci sono i pensionati dello Spi e tantissimi giovani, padri, madri, nonni e figli, una miscela inaspettata che fa ripensare ogni schema politico.

E con la Cgil quel giorno ci saranno politici, intellettuali, attori, registi, uomini e donne del mondo della cultura e dello spettacolo. “Non si può pensare di dare ai giovani dei diritti universali – dirà quel giorno dal palco un Sergio Cofferati, evidentemente commosso – e nel contempo accettare l’idea di toglierli ai padri. Non ci piace una scuola che diventi fabbrica di piccoli ingranaggi della macchina del lavoro; non ci piace una fabbrica che diventi luogo dell’umiliazione per l’impiegata che respinge le avances del capo o per l’operaio che chiede sicurezza”.

Quando è stata annunciata la manifestazione, il 6 febbraio dal palco del Congresso nazionale della Cgil, si pensava ad una manifestazione di successo. La vittoria di Silvio Berlusconi alle politiche del 2001, e il suo asse con Confindustria per smantellare una parte importante dei diritti dei lavoratori lasciava presagire una partecipazione alta. Ma essere davanti a 3 milioni di manifestanti, alla più grande manifestazione dal dopoguerra in Italia, era impossibile immaginarlo. Ma quel giorno andò così, e il messaggio: “L’articolo 18 non si tocca” arrivò forte e chiaro al Governo.