Il 20 settembre 1997 Milano si riempie di bandiere tricolori. Da ogni parte d'Italia arrivano lavoratrici, lavoratori, pensionati, studenti e famiglie. Attraversano la città in corteo fino in piazza Duomo e al Castello Sforzesco, mentre a Venezia sfila una manifestazione gemella. Lo slogan, "L'Italia non si divide", è la risposta del sindacato alle spinte secessioniste che, in quei mesi, mettono in discussione l'unità del Paese. La mobilitazione nasce in una fase delicata della storia italiana. Il governo Prodi è impegnato nel risanamento dei conti pubblici per consentire l'ingresso nell'euro, mentre il dibattito sul federalismo si intreccia con la crescente propaganda della Lega Nord, che arriva a proclamare la secessione della cosiddetta Padania. Per Cgil e gli altri sindacati, il confronto sulle riforme istituzionali è legittimo, ma non può mettere in discussione la solidarietà nazionale e i diritti comuni dei cittadini.
Il sindacato propone un'idea diversa di federalismo: un sistema capace di valorizzare le autonomie territoriali senza creare cittadini di serie A e di serie B, mantenendo uniti il Paese e il sistema dei diritti sociali.
Le immagini di quella giornata raccontano un'Italia molto diversa da quella descritta dalle contrapposizioni politiche. Sfilano insieme lavoratori del Nord e del Sud, immigrati, amministratori locali, associazioni, giovani e pensionati. Accanto alle bandiere di Cgil, Cisl e Uil compaiono migliaia di tricolori. L'identità nazionale non viene rivendicata in chiave nazionalista, ma come espressione di una comunità fondata sul lavoro, sulla solidarietà e sulla Costituzione.
Pochi mesi prima, il 22 marzo, le tre confederazioni avevano già portato a Roma centinaia di migliaia di persone per chiedere politiche capaci di rilanciare occupazione e Mezzogiorno, sollecitando l'attuazione del Patto per il lavoro firmato con il governo nel settembre del 1996. Il 1997 diventa così un anno decisivo per il ruolo del sindacato, impegnato contemporaneamente sul terreno delle politiche economiche e della coesione nazionale.
L'autunno conferma questa centralità. L'11 novembre governo e sindacati raggiungono una nuova intesa sulla riforma delle pensioni, che completa il percorso avviato nel 1995, uniforma progressivamente le regole per l'accesso alla pensione di anzianità e supera definitivamente il sistema delle baby pensioni. Ma è la manifestazione del 20 settembre a lasciare uno dei segni più profondi nella memoria collettiva. In un momento di forte tensione politica, il sindacato dimostra di saper parlare all'intero Paese, riaffermando che il lavoro può essere il principale elemento di unità nazionale. Non una risposta contro qualcuno, ma un'affermazione di valori condivisi: democrazia, solidarietà e coesione sociale. Un messaggio che, a distanza di anni, resta una delle pagine più significative della storia del movimento sindacale italiano.





