Nel 1995 l’Europa compie un passo destinato a cambiare la vita quotidiana di milioni di persone. Con l’entrata in vigore del Trattato di Schengen vengono aboliti i controlli alle frontiere interne tra i Paesi aderenti, rendendo più semplice spostarsi per lavoro, studio o turismo. La libera circolazione diventa uno dei simboli più concreti dell’integrazione europea e accompagna un processo più ampio che punta a costruire un mercato comune sempre più unito.
Ma mentre le frontiere si aprono, prende forma un altro cantiere, ancora più impegnativo: quello dell’Unione economica e monetaria. Dopo il Trattato di Maastricht del 1992, i governi europei lavorano per rispettare i parametri necessari all’introduzione della moneta unica. Ridurre inflazione, deficit e debito pubblico diventa una priorità condivisa, ma il confronto si concentra presto su una domanda decisiva: un’Europa costruita solo sulle regole economiche può davvero garantire sviluppo e coesione sociale?
È proprio su questo terreno che il movimento sindacale europeo prova a spostare il dibattito. Accanto all’obiettivo della stabilità finanziaria cresce la richiesta di rafforzare anche la dimensione sociale dell’integrazione, attraverso politiche comuni per l’occupazione, gli investimenti, la formazione e la tutela dei diritti del lavoro.
Tra le voci più autorevoli di questa stagione c’è Bruno Trentin. Dopo aver lasciato la guida della Cgil, individua nella costruzione europea il luogo in cui rilanciare una nuova strategia riformatrice. Per Trentin la moneta unica rappresenta un passaggio importante, ma non sufficiente. Senza un governo politico dell’economia e senza il coordinamento delle politiche sociali, l’euro rischia di rimanere uno strumento privo di una vera direzione.
L’ingresso dell’Italia nell’euro, nel 1999, segna il raggiungimento di un traguardo storico. Ma proprio mentre nasce la nuova moneta, il dibattito si sposta sulla necessità di affiancare all’unione monetaria un’unione politica. Da parlamentare europeo, Trentin sostiene la revisione del Patto di Stabilità, chiedendo che accanto al rigore trovino spazio investimenti nella ricerca, nell’innovazione, nelle infrastrutture e nella formazione permanente, secondo gli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona.
Negli anni successivi il progetto di una Costituzione europea e il dibattito sul futuro dell’Unione riportano al centro il tema dell’Europa sociale. Per Trentin il processo di integrazione può consolidarsi soltanto se riesce a coniugare competitività e diritti, crescita economica e qualità del lavoro, sviluppo e partecipazione democratica.
Il dibattito sull’Europa sociale continua ancora oggi, tra la necessità di governare l’economia comune e quella di garantire ai cittadini europei tutele, occupazione e diritti all’altezza di un’Unione sempre più integrata.





