È il giugno del 1994 quando Sergio Cofferati viene eletto segretario generale della Cgil. L'Italia è appena entrata nella Seconda Repubblica e il primo governo guidato da Silvio Berlusconi apre una fase politica destinata a cambiare profondamente il rapporto tra sindacato, istituzioni e imprese. Per la Cgil inizia una stagione lunga e complessa, attraversata da governi di colore diverso, nella quale il confronto con la politica sarà spesso difficile ma sempre segnato dalla rivendicazione dell'autonomia sindacale.

L'esordio di Cofferati coincide con il primo grande scontro sociale dell'era berlusconiana. Il governo punta a una profonda riforma del sistema pensionistico, ma la mobilitazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil riempie le piazze e costringe l'esecutivo a ritirare il progetto. È una vittoria che rafforza il ruolo del sindacato e contribuisce a indebolire un governo destinato a cadere pochi mesi dopo.

Con il ritorno del centrosinistra nel 1996 riprende invece la stagione della concertazione, il metodo inaugurato con gli accordi del 1992 e del 1993. La Cgil partecipa al confronto con i governi Prodi, D'Alema e Amato per accompagnare il risanamento economico del Paese e l'ingresso dell'Italia nell'euro. In quegli anni il sindacato sostiene la politica dei redditi e la moderazione salariale come strumenti per raggiungere un obiettivo considerato strategico.

Ma il rapporto con il centrosinistra non è privo di contrasti. La diffusione delle politiche di flessibilità del lavoro, dal Pacchetto Treu fino ai primi progetti di modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, apre un confronto sempre più acceso. Cofferati difende il ruolo della contrattazione e mette in guardia dai rischi di una progressiva riduzione delle tutele. Le distanze con alcuni esponenti del centrosinistra, in particolare con Massimo D'Alema, diventano via via più evidenti.

La svolta arriva all'inizio degli anni Duemila. Il ritorno al governo di Silvio Berlusconi coincide con un cambio radicale del clima politico e delle relazioni industriali. Confindustria e governo spingono per superare il modello della concertazione e privilegiano accordi separati con le organizzazioni sindacali disponibili a sottoscriverli. La Cgil sceglie invece la strada dell'opposizione, rifiutando intese che considera lesive dei diritti dei lavoratori.

Il punto di rottura è la proposta di modifica dell'articolo 18. Attorno alla sua difesa si sviluppa una mobilitazione senza precedenti che culmina il 23 marzo 2002 con la manifestazione del Circo Massimo, alla quale partecipano circa tre milioni di persone. È una delle più grandi manifestazioni sindacali della storia repubblicana e rappresenta il momento più alto della segreteria Cofferati.

Dopo quasi dieci anni alla guida della Confederazione, Sergio Cofferati lascia una Cgil profondamente cambiata. Dalla concertazione alla stagione del conflitto sociale, il suo mandato attraversa due fasi molto diverse della storia italiana, mantenendo costante un principio: l'autonomia del sindacato rispetto ai governi e alle forze politiche, quale condizione indispensabile per rappresentare gli interessi del lavoro in un Paese attraversato da profonde trasformazioni economiche e sociali.