È il 1988 quando Bruno Trentin assume la guida della Cgil in una fase di profondi cambiamenti. Il sindacato arriva agli anni finali della Guerra fredda dopo le sconfitte e le trasformazioni degli anni Ottanta, mentre il lavoro si frammenta, l’industria cambia volto e si affacciano nuove forme di precarietà. Nel suo primo intervento da segretario generale, Trentin parla della necessità di ricostruire un’identità sindacale chiara e di aprire una nuova stagione di elaborazione e confronto. È l’inizio di un percorso destinato a orientare strutturalmente la storia della Confederazione.
La tappa decisiva arriva nell’aprile del 1989, alla Conferenza programmatica di Chianciano. Qui prende forma quella che verrà ricordata come la “strategia dei diritti”. Trentin propone un cambio di prospettiva: il sindacato non può più partire soltanto dalla categoria o dalla classe sociale, ma dalla persona che lavora, con la sua esperienza concreta, i suoi bisogni e le sue aspirazioni. Al centro non ci sono più solo salario e occupazione, ma l’insieme dei diritti che accompagnano il lavoro e la cittadinanza: nei fatti, lo sviluppo e la sistematizzazione dell’approccio inaugurato dal sindacato dei consigli, fondato sull’idea che i consigli di fabbrica avessero voce in capitolo sull’organizzazione del lavoro e sulla politica aziendale degli investimenti.
È una visione che allarga il campo dell’azione sindacale e che consacra e ufficializza a livello di strategia generale quei temi che dagli anni ’60 in poi avevano sancito l’originalità della Cgil e della sua azione rivendicativa e contrattuale a livello internazionale: la qualità del lavoro, la formazione permanente, la tutela dell’ambiente, la democratizzazione dell’impresa, il governo delle trasformazioni tecnologiche e la riforma dello Stato sociale. Il sindacato viene immaginato come un soggetto capace di rappresentare interessi collettivi ma anche di promuovere diritti universali, diventando uno dei protagonisti della società civile organizzata.
Da Chianciano prende avvio un processo di autoriforma che proseguirà negli anni successivi. Sul piano organizzativo si supera il sistema delle componenti interne legate ai partiti politici, rafforzando l’autonomia della Confederazione. Sul piano contrattuale la Cgil sceglie di confrontarsi con le grandi sfide del Paese, contribuendo alla definizione del nuovo modello di relazioni industriali che sfocerà nell’accordo del luglio 1993, fondamentale per la politica dei redditi e per il percorso che porterà l’Italia nell’Unione europea.
Quando lascia la guida della Cgil nel 1994, Trentin consegna un’organizzazione profondamente rinnovata. La sua eredità non è soltanto una riforma del sindacato, ma un’idea che continua a parlare al presente: i diritti non sono un capitolo separato, non sono un derivato del benessere economico, quanto il prerequisito e la precondizione per conquistare questo benessere. Come affermerà dialogando con Bruno Ugolini, giornalista dell’Unità: “Senza il riconoscimento di diritti e libertà, non si può avere nemmeno la pancia piena”.





