La mattina del 14 ottobre 1980 Torino si sveglia attraversata da un corteo insolito. Non ci sono le bandiere rosse delle grandi manifestazioni operaie degli anni Settanta, né i megafoni dei delegati di fabbrica. In via Roma sfilano migliaia di impiegati, capi reparto e quadri della Fiat. Camminano ordinati, molti in giacca e cravatta, dietro cartelli che chiedono di tornare al lavoro dopo 35 giorni di scioperi e picchetti davanti ai cancelli di Mirafiori. Quella manifestazione passerà alla storia come la “marcia dei quarantamila”, anche se i numeri reali non furono mai chiariti davvero.
Per capire quel giorno bisogna tornare alla fine degli anni Settanta, a un’Italia schiacciata dalla crisi energetica, dall’inflazione e dalla recessione. La Fiat attraversava una fase durissima. Nel maggio del 1980 l’azienda propose la cassa integrazione per 78 mila operai. Pochi mesi dopo annunciò un nuovo piano: 24 mila lavoratori sospesi per 18 mesi.
Nel frattempo ai vertici del gruppo era emersa la linea dura di Cesare Romiti. Dopo le dimissioni di Umberto Agnelli, il manager divenne il volto di una strategia che puntava a ridimensionare il peso del sindacato dentro la fabbrica. Il clima era già tesissimo dopo il licenziamento, nel 1979, di 61 operai accusati di vicinanza al terrorismo.
L’11 settembre la Fiat annuncia quasi 14.500 licenziamenti. La risposta è immediata: sciopero, blocco dei cancelli e picchetti permanenti. Il conflitto diventa nazionale. Enrico Berlinguer raggiunge Torino e parla agli operai davanti a Mirafiori, garantendo il sostegno del PCI alla mobilitazione.
Ma il braccio di ferro si trascina per settimane. Il 30 settembre partono le lettere di cassa integrazione per oltre 22 mila lavoratori. In quei giorni, durante un picchetto, il capo reparto Vincenzo Bonsignore muore d’infarto mentre tenta di entrare in fabbrica. La tensione continua a crescere.
E’ in questo contesto che il 14 ottobre un gruppo di quadri e impiegati, guidato informalmente dal caporeparto Luigi Arisio, decide di scendere in strada, seguito da una folla enorme, compresa tra i 12000 e i 40000 lavoratori, che chiede di tornare al lavoro. La marcia cambia il clima della vertenza. Per la prima volta apparve evidente una frattura dentro il mondo del lavoro: da una parte le tute blu della catena di montaggio, dall’altra i colletti bianchi dell’azienda.
Tre giorni dopo arriva l’accordo. La Fiat ritira i licenziamenti, ma mantiene la cassa integrazione per 22 mila operai. E’una svolta nelle relazioni industriali italiane. Negli anni successivi Torino non avrebbe più visto mobilitazioni sindacali paragonabili a quelle dell’autunno del 1980. Eppure, quando la Fiat annuncia nuovi tagli nel 1994, operai, impiegati e cittadini tornano insieme in piazza. Tra i lavoratori colpiti ci sono anche i figli di Luigi Arisio. Un segno di come la crisi industriale, prima o poi, finisca per colpire tutti.





