Dal 31 marzo al 5 aprile 1965 si è tenuto a Bologna il sesto congresso della Cgil. Il congresso conferma Agostino Novella come segretario, ma nei giorni congressuali è stata tanta la tensione. Da qualche anno ormai all’interno della Cgil si parla di autonomia dai partiti e intensificazioni delle lotte lavorative.
I socialisti al governo e i comunisti all’opposizione imponevano riflessioni, e a Bologna le componenti si sono fatti portavoce di queste divisioni, in un clima fortemente polemico, ma allo stesso tempo costruttivo.
Protagonisti di questo congresso sono sicuramente il segretario generale Agostino Novella, espressione della corrente comunista, e Fernando Santi, espressione della corrente socialista. Entrambi hanno vissuto il movimento operaio sin dagli anni ‘20, entrambi strenui oppositori del fascismo e protagonisti della lotta per la Liberazione. Ma mentre Novella detta la linea della CGIL e viene riconfermato alla guida, Fernando Santi lascia. Dal 1947 è il leader della componente socialista della Cgil, ma le sue condizioni di salute non gli permettono di continuare.
Il suo discorso di commiato riecheggia ancora nelle stanze di corso d’Italia: “Quel poco che benevolmente si dice e si dirà ancora per qualche giorno di me, per la mia attività alla Cgil in questi 18 anni che restano indimenticabili nella mia vita: il senso del dovere, la fedeltà alla causa dei lavoratori, l’attaccamento alla Cgil e all’unità sindacale e, aggiungo io, la stessa ansia e talvolta la disarmante certezza di sentirsi impari ai grandi compiti e alle alte responsabilità, lo devo sì alla mia fede di socialista e di sindacalista che mi accompagna dall’adolescenza, ma lo devo anche al vostro esempio, di voi che avete lavorato, lavorate, lavorerete in condizioni ben più difficili di quelle che si incontrano all'attività di direzione della Cgil.
La soddisfazione più grande sarebbe quella di potere avere la certezza che un bracciante, un operaio, un lavoratore solo, nel corso di questi 18 anni abbia detto, pure una sola volta di me: è uno dei nostri, di lui ci possiamo fidare. Per potergli oggi rispondere: puoi fidarti ancora, compagno”. Parole che non solo hanno fatto apprezzare maggiormente la figura di Fernando Santi, ma hanno mostrato a tutti quanto chi svolge il compito di sindacalista sia una figura chiave per i lavoratori. Fernando Santi morirà 4 anni dopo, il 15 settembre del 1969 nella sua Parma, ma ogni segretario generale della Cgil si confronterà con le sue parole e la sua figura.





