17 febbraio 1963, i rappresentanti degli industriali metalmeccanici e quelli degli operai si incontrano per firmare il nuovo contratto nazionale. In rappresentanza della Fiom Cgil i segretari generale Bruno Trentin e Piero Boni. Il nuovo contratto è un passo avanti fondamentale per i diritti dei lavoratori metalmeccanici. Innanzitutto conquistano, per la prima volta, l’orario di lavoro di 40 ore settimanali, 8 ore in meno rispetto al precedente contratto. Inoltre introduce la parità per le donne e per i giovani e il diritto alla contrattazione integrativa. Il tutto con un incremento salariale cospicuo, pari a circa il 32%.

Insomma un grande passo avanti per i lavoratori, un contratto che anticipa di anni i miglioramenti lavorativi di altre categorie. Ma arrivare a questo accordo non è stata una passeggiata. Sì perché il contratto nazionale scadeva nel 1962, e le parti non erano così vicine. Per questo Fiom, Fim e Uilm proclamano uno sciopero di tre giorni con inizio il 7, ma la Uilm ed il sindacato padronale Sida firmano un accordo separato con la Fiat ritirando l’adesione allo sciopero che non si ferma.

Questa marcia indietro della Uilm porterà agli scontri di piazza Statuto, una vera e proprio guerriglia nel centro di Torino, che consegnerà un bilancio di 1.215 fermati, 90 arrestati e rinviati a giudizio per direttissima, un centinaio di denunciati a piede libero, varie centinaia di feriti fra le forze dell’ordine e fra i manifestanti. Nei 7 mesi tra gli episodi di piazza Statuto e la firma del contratto si ristabilì l’unità sindacale, unità che portò poi alla firma di quel contratto innovativo.

Questa vertenza, per i modi, la durata, la partecipazione, la base unitaria, l’intensità, può essere considerata quasi un esempio per il futuro biennio sindacale anche se in quel caso si porranno in maggiore evidenza alcune caratteristiche, soprattutto i nuovi strumenti di lotta e l'organizzazione di base, ancora acerbe nel biennio 1962-1963.