Nel 1959, mentre l’Italia accelera verso il boom economico, nelle fabbriche e nei campi si fa strada una presenza che per troppo tempo non è stata riconosciuta: quella delle donne. Iniziano a vedersi i risultati di un percorso iniziato nel dopoguerra, quando la Cgil aveva dovuto fare i conti con una partecipazione femminile ancora troppo debole, tanto da istituire già nel 1945 una Commissione dedicata.
Negli anni Cinquanta le rivendicazioni presero forma attorno a due assi centrali: parità salariale e tutela della maternità. La legge del 1950 sulle lavoratrici madri, portata avanti da Teresa Noce, rappresentò un primo passo importante, anche se incompleto. Le imprese reagirono infatti spesso aggirando le norme, introducendo la clausola di nubilato che legava il lavoro alla rinuncia al matrimonio. Fu un terreno di scontro che accompagna tutto il decennio.
Nel 1959 e nei primi anni Sessanta il quadro cambiò. Le lotte si intensificarono e iniziarono a produrre dei risultati: nel 1960 arriva l’accordo sulla parità salariale nell’industria, mentre negli anni successivi si estende anche ad altri settori. Nel 1963 due leggi segnano un passaggio decisivo, vietando il licenziamento per matrimonio e aprendo alle donne l’accesso alla magistratura. Intanto cresceva l’attenzione del sindacato, che riorganizzò il proprio intervento sostituendo le Commissioni femminili con un Ufficio dedicato, segno di una presenza ormai strutturale.
Con il 1968 e l’autunno caldo, le lavoratrici diventarono protagoniste delle mobilitazioni. Nelle fabbriche tessili, nel commercio, nell’agroalimentare, aumentarono gli scioperi e le vertenze. Le operaie della Lebole, le cotoniere del gruppo Cantoni, le lavoratrici della Dalmas e della Apollon portavano in primo piano condizioni di lavoro spesso invisibili: il cottimo, le basse qualifiche, l’assenza di diritti sindacali. Le conquiste contrattuali dei primi anni Settanta, come quelle delle confezioniste e delle addette al commercio, furono il frutto diretto di questa partecipazione.
Eppure la rappresentanza restava indietro. Nei nuovi organismi unitari del sindacato le donne erano poche, spesso assenti nei ruoli decisionali. I numeri dei primi anni Settanta raccontano una presenza ancora marginale nei gruppi dirigenti. Ma fuori da quei luoghi, nei movimenti e nei luoghi di lavoro, la loro voce cresceva.





