Primavera 1958, da ormai 6 anni gli operai iscritti alla Cgil vivono le loro giornate al confino, soprattutto nella fabbrica per eccellenza, la Fiat, dove gli iscritti al sindacato di corso d’Italia sono relegati all’officina sussidiaria ricambi in corso Peschiera, ribattezzata dagli operai officina stella rossa. Ma qualcosa sta cambiando perché dal 1956 con il congresso di Roma, la CGIL cambia linea e lo slogan è evocativo: “tornare in fabbrica”. Dopo anni difficili, è il momento di rimettere al centro il lavoro concreto e la contrattazione. È l’inizio di una stagione nuova che si consolida a Milano nel 1960, quando il sindacato sceglie con decisione la strada della contrattazione articolata, rafforzando il ruolo delle categorie e delle strutture nei luoghi di lavoro.

In mezzo, però, deve scegliere da che parte della storia stare. Nell’ottobre del 1956 la CGIL condanna l’invasione sovietica dell’Ungheria, una presa di posizione che costerà molte critiche a Giuseppe di Vittorio e apre tensioni profonde nel rapporto con il PCI. Poco più di un anno dopo, alla morte del segretario generale il 3 novembre 1957, viene eletto il già protagonista della FIOM Agostino Novella.

Il nuovo corso prende forma tra fabbriche e piazze. L’estate del 1960 segna uno dei momenti più alti dell’impegno politico della CGIL, che proclama da sola lo sciopero generale contro il governo Tambroni, sostenuto dal MSI. Le proteste attraversano il Paese e vengono represse duramente, con morti e feriti a Genova, Reggio Emilia e in Sicilia. È uno spartiacque, che rafforza il ruolo del sindacato come soggetto capace di tenere insieme diritti del lavoro e difesa della democrazia.

Intanto, nelle fabbriche, la nuova strategia contrattuale inizia a dare risultati concreti. La vertenza degli elettromeccanici milanesi, alla fine del 1960, si chiude con decine di accordi aziendali che confermano la validità della linea scelta. Negli stessi anni, i rinnovi contrattuali del 1959 e del 1962-63 segnano passi avanti importanti anche sul terreno dell’unità d’azione, soprattutto tra metalmeccanici e tessili.

È proprio nel 1962 che i metalmeccanici conquistano un risultato decisivo: il riconoscimento della contrattazione integrativa, sancito da un protocollo con l’Intersind, la rappresentanza dell’industria pubblica. Un passaggio che rafforza l’autonomia sindacale e apre nuove possibilità di intervento nei luoghi di lavoro.

Sul piano politico, l’avvio del centrosinistra nello stesso anno introduce nuovi equilibri. In una prima fase la CGIL osserva con cautela, ma la crisi economica e politica del 1963-64 cambia il clima. L’opposizione alla programmazione economica del governo diventa esplicita nel congresso di Bologna del 1965, segnando una distanza crescente.