8 agosto 1956. Il fumo si alza denso dalla bocca di una miniera di Bois du Cazier, in Belgio. Le fiamme si sono spente, e con esse la vita di più di 262 persone di diverse nazionalità. 136 morti sono italiani, così come le loro famiglie, che aspettano gridando e piangendo che qualcuno riesca a uscire da quell’inferno.
A dieci anni dal protocollo italo-belga del 1946 che regolava l’emigrazione di 50.000 minatori italiani in Belgio, si verificò una tragedia che sconvolse profondamente entrambi i Paesi. Il patto prevedeva l’invio settimanale di giovani lavoratori, non oltre i 35 anni, in cambio di forniture di carbone destinato all’Italia. Manifesti e campagne pubblicitarie millantavano pensioni anticipate, buoni stipendi e carbone gratuito, ma nascondevano le reali condizioni di lavoro. Le norme di sicurezza erano assenti o inefficaci: secondo i dati ufficiali del 1952, solo quell’anno la miniera belga registrò oltre 39.000 incidenti con 43 morti; tra il 1841 e il 1965, le vittime superarono le 21.000.
Dopo la tragedia di Marcinelle, anche l’Inca del Belgio fu coinvolto come parte civile, supportando le successive indagini e cause giudiziarie e sostenendo le famiglie delle vittime. La sentenza assolverà tutti i dirigenti. Ci sarà un solo condannato, un ingegnere, a sei mesi con la condizionale e una multa. La società Bois du Cazier sarà condannata a pagare una parte delle spese di risarcimento. La causa si concluderà nel 1964 con un accordo tra le parti. A un anno dalla strage la miniera del Bois du Cazier riaprirà, continuando la sua attività per altri dieci anni. Chi continuerà a lavorarci racconterà di essere stato “carne venduta”, in un clima di disumanità capace di far sprofondare gli animi più del buio stesso dei pozzi. La storia di quelle miniere è la testimonianza della precarietà e della resilienza del lavoratore migrante. Un paesaggio di baracche e strade gelate, con esistenze segnate dai controlli e privazioni per arricchire i padroni, che può ancora presentarsi nel momento in cui si smette di proteggere i diritti giorno per giorno.





