Parigi, marzo 1936. Nelle stanze dell’esilio antifascista si consuma un passaggio decisivo per il sindacalismo italiano. Bruno Buozzi e Giuseppe Di Vittorio si incontrano e firmano la piattaforma d’azione della Cgdl unica. Fino a metà degli anni Trenta i rapporti tra le due anime del movimento sindacale erano rimaste separate. La linea del “socialfascismo”, sostenuta dall’Internazionale comunista, aveva irrigidito i contrasti con i riformisti. Ma l’ascesa di Hitler nel 1933 e il consolidarsi dei regimi autoritari in Europa cambiano il quadro. La minaccia fascista non è più solo italiana, è continentale. Nasce la stagione dei Fronti popolari in Francia e in Spagna; in Italia, nel 1934, comunisti e socialisti firmano il Patto di unità d’azione. Anche il sindacato è chiamato a superare le fratture.
La piattaforma firmata a Parigi definisce obiettivi chiari. La Cgdl deve riunire tutti i lavoratori salariati, al di là delle appartenenze politiche o religiose, per difendere e migliorare le condizioni di vita e preparare l’abbattimento del fascismo. In una fase in cui l’organizzazione legale è impossibile, l’indicazione è di utilizzare ogni spazio consentito dal regime: luoghi di lavoro, sindacati fascisti, dopolavoro, associazioni tollerate. Lì occorre portare le rivendicazioni quotidiane, organizzare il malcontento, promuovere l’elezione di fiduciari capaci di rappresentare davvero gli operai, costruire una rete clandestina di quadri e attivisti.
Le richieste immediate riguardano salari, difesa dei contratti, sostegni ai disoccupati, tutela di donne e giovani, opposizione alla militarizzazione del lavoro e alle spese della guerra d’Etiopia che gravano sui lavoratori. Ogni rivendicazione economica si lega alla battaglia per le libertà sindacali e politiche, per la fine della dittatura, per la liberazione dei perseguitati.
La nascita della Cgdl unica non cancella le differenze tra riformisti e comunisti, ma segna la consapevolezza che l’unità è condizione di sopravvivenza. In esilio, mentre in Italia il sindacalismo libero è messo al bando, Buozzi e Di Vittorio pongono le basi di una ricomposizione che troverà piena espressione nella Resistenza e nella Cgil unitaria del dopoguerra. Nel 1936, lontano da casa, si prepara una nuova stagione del lavoro italiano.





