Siamo a Tolone, in una piccola libreria nella cittadina nel sud della Francia. Si sentono solo dei sussurri, filtrati dalle assi del pavimento. Le cadenze sono diverse, ma una cosa è chiara: lì si parla italiano. E’ l’attività di Silvio Trentin, padre di Bruno Trentin che circa mezzo secolo dopo guiderà la Cgil, che da anni ha deciso di riparare in Francia per non dover sottostare al fascismo. Quella libreria, acquistata un anno prima, è ormai il punto di ritrovo per esuli italiani e per coloro che si stanno recando in Spagna per combattere la guerra civile. Sono antifascisti, coloro che non si sono piegati agli ordini del regime e che contrastano la sua narrazione di governo sociale. La cantina è la base dove vengono tenute riunioni segrete e dove alcuni antifascisti sono ospitati dalla famiglia Trentin.
Il sistema corporativo fascista, formalizzato con la Carta del Lavoro del 1927, si presentava come una “terza via” tra capitalismo e socialismo, promettendo di superare la lotta di classe attraverso la collaborazione tra lavoratori e imprenditori nelle corporazioni. In realtà, le organizzazioni sindacali libere furono sciolte e sostituite da sindacati controllati dal regime, mentre sciopero e conflitto sociale vennero repressi. La rappresentanza divenne monopolio dei sindacati fascisti, strettamente controllati dal Partito.
Più che luoghi di mediazione paritaria, le corporazioni si rivelarono strumenti di disciplinamento della forza lavoro e di centralizzazione delle decisioni economiche.
Nei fatti, il sistema tutelava gli interessi degli industriali, comprimendo salari e diritti in nome della stabilità e della produttività. Le politiche sociali, dall’assistenza dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia al dopolavoro, ampliarono gli strumenti di welfare, ma furono anche mezzi di consenso e controllo. Inoltre due dei pilastri odierni, INPS e INAIL, oggi considerate creature del fascismo, altro non furono che trasformazioni di enti già esistenti, che al di là del nome poco cambiarono nella vita dei cittadini e soprattutto dei lavoratori. Il corporativismo non eliminò il conflitto sociale, ma lo rese invisibile attraverso la repressione e l’inquadramento autoritario, trasformando la promessa di armonia nazionale in un sistema di controllo politico ed economico.





