17 agosto 1934 a Parigi si incontrano due delegazioni di cittadini italiani, esuli a Parigi per via del regime fascista. Da una parte la delegazione comunista, guidata da Luigi Longo, dall’altra quella socialista con a capo Pietro Nenni.

Un incontro necessario per appianare, almeno in parte, le divisioni in seno alla sinistra italiana vista la cornice internazionale.

Il pericolo è imminente, ora non c’è solo Mussolini in Italia a spaventare, ma anche Hitler in Germania. Le destre europee stanno conquistando il potere, mentre le sinistre continuano con litigi ideologici.

Già da tempo il segretario della CGdL comunista, Giuseppe Di Vittorio, è insofferente verso gli attacchi di Stalin nei confronti dei socialisti. Di Vittorio crede che le forze che rappresentavano il proletariato debbano cooperare per contrastare l’azione fascista in Italia, e più in generale per rappresentare la posizione proletaria in Europa.

Le divisioni ideologiche a sinistra hanno portato all’ascesa del nazismo in Germania, e ad un’opposizione soft al fascismo quando c’era la possibilità di mettere in crisi quello che poi sarebbe diventato un regime.

Il patto d’unità d’azione del 1934 è un tentativo di superare le divergenze, per contrastare un nemico comune. Non mette fine ai contrasti fra i due partiti, ma getta le basi per l’inizio di una collaborazione sul terreno dell’antifascismo.

Basi che saranno poi consolidate 10 anni dopo, quando a Roma, liberata dai nazifascisti, una riunione congiunta fra le direzioni del Partito socialista e di quello comunista, rinnova questo patto. Siglato questa volta direttamente da Palmiro Togliatti, Giacomo Pellegrini e Giuseppe Di Vittorio, per il Partito comunista italiano; Pietro Nenni, Oreste Lizzadri ed Ezio Villani per il Partito socialista italiano.

Un patto siglato mentre nel nord Italia migliaia di partigiani combattono e muoiono per liberare il Paese. Il patto ebbe una grande importanza simbolica per la creazione di un fronte comune antifascista in Europa negli anni '30, e pose le basi anche per la CGIL unitaria, che dal 1945 garantì la difesa dei diritti dei lavoratori.