24 marzo 1933, il Parlamento tedesco approva la legge dei pieni poteri. Dopo oltre 10 anni da quando è entrato sulla scena politica tedesca Adolf Hitler prende il potere. E’ stato un percorso lungo e impregnato di violenza, ma sfruttando le divisioni a sinistra e la paura che suscitava il partito comunista è riuscito a conquistare il potere assoluto.
Le elezioni politiche nella Repubblica di Weimar consegnano parlamenti divisi e senza maggioranze, tanto da portare i cittadini alle urne 5 volte tra il 1928 e il 1933. In questo periodo il partito nazista cresce a dismisura, passando dal 2,8% al 43,9%, anche grazie alle violenze perpetrate dalle SA, che come i fasci di combattimento facilitano l’ascesa del partito nazista.
Nonostante i risultati ottenuti nelle elezioni del 5 marzo Hitler non ha la maggioranza assoluta, che gli è necessaria per il suo piano assolutistico. Ma anche in questa occasione le SA aiutano il leader del partito nazista circondando il parlamento tedesco, impedendo l’ingresso di tutti i parlamentari comunisti e di parte dei socialdemocratici.
Questo unito all’intimidazione verso i parlamentari centristi permette alla legge che consegna i pieni poteri ad Hitler di passare a larga maggioranza.
E’ il giorno in cui il piano inclinato della storia compie il movimento decisivo.
Da quel momento verranno ridotte tutte le libertà in Germania, i partiti sciolti, le minoranze perseguitate e la follia della grande Germania e della supremazia razziale perpetuata. Ma fa di più, perché per consolidare il suo regime aveva bisogno della neutralità dell'esercito e dei magnati dell'industria. Questi erano allarmati dalla componente "socialista" del nazionalsocialismo, che era rappresentata dalle camicie brune delle SA di Ernst Röhm, in gran parte appartenenti alla classe operaia.
Per rimuovere questa barriera all'accettazione del regime, Hitler lasciò libero il suo luogotenente, Heinrich Himmler, di assassinare Röhm e decine di altri nemici reali o potenziali. Le classi operaie erano per il regime solo una parte dell’ingranaggio, quella sacrificabile, quella che doveva solo produrre forza lavoro o uomini da sacrificare sui campi di battaglia.
Un elemento in comune con Mussolini, di cui Hitler era grande ammiratore. Un’ammirazione che produsse un’alleanza che portò l’Italia nel giro di pochi anni ad essere una succursale del Reich, un vassallo più che un alleato.





