Aprile 1931, l’Europa sembra poter virare a sinistra. Con la vittoria alle elezioni amministrative dei socialisti, il Re di Spagna, Alfonso tredicesimo, si autosospende e va in esilio. Nasce così la seconda repubblica spagnola che dalle elezioni generali del giugno 1931 sarà guidata dai partiti socialisti e repubblicani, fino al 1933.

L’inizio degli anni ‘30 sembra propizio per il movimento socialista: in Francia hanno la maggioranza relativa, anche se a presiedere il governo è Laval, un indipendente che virerà sempre più a destra. In Germania i socialdemocratici e i comunisti avevano conquistato ottime percentuali, anche se non partecipavano al governo centrista. Anche in Gran Bretagna i Laburisti avevano la maggioranza relativa, ma questi successi erano destinati a non durare.

In breve tempo si passò da un’Europa socialdemocratica, ad un’Europa conservatrice. In Spagna dopo il biennio socialista le elezioni decretano una maggioranza conservatrice, anche questa però non va oltre i due anni di legislatura.

Le elezioni del 1936 decretano nuovamente la vittoria delle sinistre, ma questa volta i generali non sono d’accordo con il processo democratico. Il 17 luglio 1936 l'esercito comandato da Francisco Franco di stanza nel Marocco spagnolo si sollevò estendendosi nei giorni successivi a diverse regioni della penisola.

Nel frattempo altri reparti nella Navarra, comandati dal Generale José Sanjurjo, iniziavano le operazioni al nord. Le intenzioni di Franco erano di conquistare il sud per arrivare velocemente a Madrid, ma la strenua resistenza delle forze repubblicane, in città come Madrid, Barcellona, Valencia e nei Paesi Baschi portarono a una prolungata guerra civile che si concluderà nel marzo 1939.

La guerra civile spagnola è il terreno di battaglia dove si scontrano due schieramenti ideologici. Socialisti da tutta Europa ingrossano le fila dei repubblicani, mentre fascisti e nazisti ingrosseranno le fila franchiste.

Fu durante la guerra civile spagnola che molti antifascisti italiani avrebbero preso coscienza di cosa fosse una guerra civile, che meno di un decennio dopo avrebbero combattuto per liberare l’Italia. Tra loro c’è Giuseppe Di Vittorio, leader della CGdL comunista, che è organizzatore e riferimento per i volontari italiani del battaglione Garibaldi.

Accanto all’impegno militare, Di Vittorio svolge un’intensa attività politica e pubblicistica. Nei suoi articoli insiste sulla dimensione europea del conflitto, denuncia il non intervento delle democrazie occidentali e richiama alla solidarietà internazionale e all’unità tra le forze antifasciste.