Primavera 1922. A Bari le bandiere rosse tornano a sventolare nelle piazze, ma l’aria è carica di tensione. Le squadre fasciste presidiano le strade, le Camere del lavoro sono nel mirino, le campagne pugliesi attraversate da una violenza quotidiana. È l’anno in cui il movimento operaio tenta l’ultima difesa prima della marcia su Roma.
Giuseppe Di Vittorio, bracciante di Cerignola e dirigente sindacale cresciuto nell’Unione sindacale italiana, è ormai un punto di riferimento per contadini e operai della Capitanata e della Terra di Bari. L’anno precedente era stato arrestato con l’accusa di aver alimentato le reazioni dei lavoratori alle aggressioni delle squadre di Caradonna, sostenute dal padronato agrario. Eppure, nonostante intimidazioni e minacce, alle elezioni del 1921 viene eletto deputato nelle liste socialiste insieme a Giuseppe Di Vagno. Per la prima volta un bracciante entra in Parlamento.
L’assassinio di Di Vagno, nel settembre 1921, segna una svolta. Di fronte a uno squadrismo sempre più aggressivo e al fallimento del patto di pacificazione, Di Vittorio cerca l’unità tra le diverse anime del movimento operaio, superando rivalità storiche tra Usi e Cgdl. Nel febbraio 1922 nasce anche a Bari l’Alleanza del lavoro, tentativo di coordinare sindacati e forze popolari contro la violenza fascista.
Il banco di prova arriva con il Primo maggio 1922 e, soprattutto, con lo sciopero legalitario proclamato tra fine luglio e inizio agosto. A Bari vecchia la Camera del lavoro diventa il centro di una resistenza che dura tre giorni. Le squadre fasciste tentano l’assalto, ma vengono respinte. È una delle poche sconfitte subite dallo squadrismo in quell’estate decisiva.
In gran parte d’Italia, però, prevale una linea prudente. Il riformismo socialista e la Cgdl restano ancorati a una cultura legalitaria, diffidenti verso forme di lotta che possano apparire insurrezionali e offrire al governo il pretesto per una stretta autoritaria. In Puglia, dove il sindacalismo rivoluzionario è radicato e le campagne sono teatro di conflitti durissimi, quella cautela pesa meno. Le Camere del lavoro diventano spazi unitari, capaci di tenere insieme socialisti, comunisti, anarchici e Arditi del popolo, mentre il Partito socialista si lacera in divisioni interne.
L’estate del 1922 mostra che resistere è possibile, ma resta un’esperienza isolata. Pochi mesi dopo, la marcia su Roma consegnerà il potere a Mussolini. Di Vittorio ricorderà anni dopo che, se metà del Paese avesse resistito come Bari, la storia sarebbe potuta andare diversamente. In quelle giornate si consuma l’ultima occasione di fermare l’avanzata fascista prima della dittatura.





