Nel 1911, l’Italia lib­erale di Giovanni Giolitti imbocca la strada della guerra coloniale. La spedizione in Libia non segna solo un passaggio decisivo nella politica estera del Paese, ma diventa anche una frattura profonda nella storia del movimento dei lavoratori.

La storica Michela Ponzani racconta come la Confederazione Generale del Lavoro si trovi improvvisamente al centro di uno dei suoi passaggi più delicati. La guerra mette a nudo un equilibrio già fragile, costringendo il sindacato a confrontarsi con una domanda cruciale: fino a che punto difendere gli interessi immediati dei lavoratori senza rompere con il quadro politico nazionale?

All’interno della CGdL, le posizioni si irrigidiscono. Da una parte, i riformisti di destra spingono la logica della collaborazione con i governi liberali fino alle sue estreme conseguenze, arrivando a sostenere l’intervento militare in Libia. Lo fanno nella convinzione di poter «limitare il militarismo e circoscrivere fini e obiettivi dell’impresa libica».

Su un fronte opposto si collocano il riformismo di sinistra e l’ala rivoluzionaria, che vedono nella guerra un tradimento dell’ispirazione socialista e anticapitalista del movimento operaio. Per loro, la spedizione libica rappresenta «un salto di qualità del giolittismo», un tentativo di offrire uno sbocco imperialistico allo sviluppo industriale italiano e di inserire l’Italia nella competizione capitalistica internazionale.

Ma il quadro si complica ulteriormente. Come sottolinea la storica, un sostegno inatteso all’impresa coloniale arriva proprio da una parte del sindacalismo rivoluzionario, che rilegge il pensiero marxista spostando l’attenzione dalla lotta di classe alla lotta tra nazioni. In questa visione, l’Italia diventa una «nazione proletaria», chiamata a spezzare la propria subordinazione alle potenze borghesi attraverso la competizione coloniale. Una posizione che troverà una potente consacrazione simbolica nelle parole del poeta Giovanni Pascoli.

Il dibattito sulla guerra di Libia va dunque ben oltre la questione militare. È lo specchio di una domanda più profonda: il sindacato deve essere un soggetto riformatore dentro il sistema o il motore di una trasformazione radicale della società?

La frattura aperta nel 1911 segna a lungo gli equilibri interni della CGdL. Le scelte e le divisioni maturate durante la guerra coloniale preparano il terreno alle rotture che verranno, accompagnando il movimento dei lavoratori verso gli anni più drammatici che precedono la Grande Guerra.