È l’autunno del 1907.

Le fabbriche stanno svuotandosi, il turno è appena finito e un operaio — uno dei tanti che hanno attraversato le grandi lotte del decennio — si ritrova per la prima volta da mesi con un’ora di luce ancora davanti a sé. Cammina lentamente tra le strade piene, senza la fretta di tornare a casa.

Si ferma davanti a una vetrina. Tra i libri esposti, uno cattura la sua attenzione: I Metallurgici d’Italia, nel loro sindacato, scritto da Ernesto Verzi. È un volume sottile, essenziale, che racconta le prime fasi della FIOM e le sue battaglie. Quelle battaglie che anche lui ha vissuto sulla propria pelle.

La storica Michela Ponzani ricostruisce quel momento cruciale, ricordando come appena un anno prima, nell’ottobre del 1906, la FIOM avesse firmato con la società automobilistica Itala un accordo destinato a diventare storico: il primo contratto collettivo di lavoro della storia italiana.

Un’intesa che introduce minimi salariali, una giornata lavorativa di dieci ore su sei giorni settimanali e, soprattutto, la clausola del “closed shop”: le assunzioni passano attraverso il sindacato, che diventa anche ufficio di collocamento. È un cambiamento radicale nei rapporti di forza tra operai e padronato.

In quel testo compare inoltre, probabilmente per la prima volta, una parola che diventerà centrale nella storia delle fabbriche italiane: commissione interna. È qui che conflitti, divergenze e interpretazioni del contratto devono essere risolte congiuntamente da rappresentanti dei lavoratori e direzione aziendale.

Un meccanismo nuovo, moderno, che diventerà modello per tutto il Novecento.

Ponzani ricorda che questo accordo rappresenta il primo grande successo della FIOM, fondata a Livorno nel 1901, il più antico sindacato industriale italiano. Una categoria che, sin dalla sua nascita, ha incarnato lo spirito più combattivo del movimento operaio.

Sciolta dal fascismo e rinata nel dopoguerra, la FIOM continuerà — e continua ancora oggi — a essere uno dei pilastri del sindacato italiano, capace di esprimere figure decisive nella storia della CGIL: da Bruno Buozzi e Agostino Novella a Luciano Lama, da Bruno Trentin fino a Maurizio Landini.

Tra quelle pagine esposte in vetrina, l’operaio del 1907 vede riflessa la propria storia.

Una storia fatta di sudore, di contratti conquistati, di diritti strappati uno a uno.

Una storia che non appartiene solo a una fabbrica, ma a un intero Paese.