È il 29 settembre 1906.

Nella Camera del Lavoro di Milano, tra colonne Liberty, fumo di sigari e il brusio di una folla inquieta, cinquecento delegati si stringono in una sala troppo piccola per contenerli. Non sono aristocratici né industriali. Sono operai, artigiani, lavoratori con il volto segnato dalla fatica. Figli del popolo che, ormai da decenni, hanno iniziato a prendere coscienza della propria forza.

Tra quei volti, tra i baffi acconciati alla moda dell’epoca, se ne scorgono tre femminili. Tre donne. Una minoranza minuscola, ma carica di un valore simbolico enorme. Sono lì perché quel giorno non appartiene solo agli uomini, ma all’intera classe lavoratrice.

La storica Michela Ponzani ci accompagna dentro questa scena, ricordandoci che quel congresso è il punto d’arrivo di un percorso lungo: dai primi scioperi degli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, alla nascita delle leghe e delle Camere del Lavoro, fino alla fondazione della FIOM nel 1901. È un cammino fatto di lotte, improvvisazioni, sconfitte e conquiste, che ora trova una forma più grande, più ambiziosa.

I cinquecento delegati rappresentano 700 leghe e 250.000 iscritti. Non sono ancora la voce dell’intero proletariato italiano — tanto che alcuni chiedono che ogni decisione venga sottoposta a referendum — ma stanno gettando le basi di qualcosa che non esisteva prima: un’organizzazione capace di unire i lavoratori di ogni territorio e categoria.

Ponzani ricorda le parole che aprono lo statuto:

«È costituita in Italia la Confederazione Generale del Lavoro per ottenere e disciplinare la lotta della classe lavoratrice contro il regime capitalistico della produzione e del lavoro».

È una dichiarazione di intenti potente, che segna un salto di qualità nella storia del movimento operaio.

Un padronato che si sta unificando non può essere affrontato da una classe lavoratrice divisa. Serve unità, organizzazione, strategia nazionale.

A incarnare questo spirito sarà Rinaldo Rigola, socialista riformista, intagliatore, figlio di una famiglia operaia. Alla fine dei tre giorni congressuali, viene eletto primo segretario generale della nuova organizzazione. La guiderà per dodici anni, fino allo scontro con i dirigenti che lo porterà alle dimissioni e alla dolorosa frattura del periodo fascista. Una ferita che Rigola riuscirà a sanare soltanto dopo la guerra, grazie al suo carteggio con Giuseppe Di Vittorio.

Dalla sala della Camera del Lavoro, quel 29 settembre 1906, nasce un faro.

Una voce capace di parlare per chi non ha voce.

Una forza collettiva che, tra successi e sconfitte, migliorerà la vita di milioni di persone.

Da quel giorno, il sindacato dei lavoratori non sarà più un’idea.

Sarà una realtà.

E continuerà, negli anni e nei decenni, a lottare per una promessa semplice e immensa: migliorare la vita delle lavoratrici e dei lavoratori.