Roma – «Non siamo qui per partecipare, siamo qui perché vogliamo vincere questo referendum». Con queste parole Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, è intervenuto dal palco dell’avvio della campagna per il No al Referendum sulla giustizia, tracciando le linee politiche e organizzative della mobilitazione.
Landini ha parlato di un contesto segnato da una profonda crisi democratica e da una crescente disaffezione al voto: «La maggioranza dei cittadini italiani non va più a votare. Dietro questa astensione c’è il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone». Per questo, ha sottolineato, la campagna referendaria dovrà essere «una campagna che riesce a parlare alle persone e a convincerle ad andare a votare».
Il segretario generale della Cgil ha ribadito che il referendum non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma riguarda la vita concreta delle persone: «La maggioranza dei cittadini, se gli parli di separazione delle carriere, non sa di cosa stai parlando. Ma sa benissimo cosa significa una giustizia che non funziona, perché spesso la vive sulla propria pelle».
Landini ha ricordato la situazione dei 12 mila lavoratori precari della giustizia, che rischiano di restare senza lavoro, e le difficoltà di chi attende giustizia per anni: «Conosco tante famiglie di persone morte sul lavoro che scoprono che i processi vanno in prescrizione o che dopo anni non vedono ancora giustizia».
Secondo Landini, il referendum sulla giustizia si inserisce in un disegno politico più ampio: «Siamo di fronte non solo a un attacco esplicito all’indipendenza della magistratura, ma a un progetto che mette in discussione la Costituzione e la democrazia così come è stata disegnata». Un disegno che comprende, ha aggiunto, autonomia differenziata, premierato e restrizioni al diritto di sciopero e di manifestazione.
«Noi non siamo quelli che vogliono cambiare o cancellare la Costituzione – ha affermato – siamo quelli che da anni si battono per applicarla, perché non è stata ancora realizzata fino in fondo». E ha richiamato il principio fondante della Repubblica: «Oggi la maggioranza delle persone è povera lavorando. Molti giovani non hanno mai sperimentato davvero il diritto al lavoro».
Sul piano organizzativo, Landini ha lanciato un appello alla mobilitazione capillare: «In Italia ci sono circa 8 mila comuni e in ciascuno si vota. Dobbiamo avere comitati ovunque, seggio per seggio, territorio per territorio. Se siamo in piedi, allora cominciamo a camminare».
Concludendo il suo intervento, il segretario generale della Cgil ha ribadito la posta in gioco: «Questa battaglia non serve solo a vincere un referendum, ma a ridare significato al voto e a costruire un modello sociale fondato sui principi e sui valori della Costituzione, che non va cambiata ma applicata». «Il futuro della nostra democrazia – ha concluso – dipende anche da questa sfida. E insieme ce la possiamo fare».





