La Cgil ha scelto di schierarsi per il No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 perché ritiene che il quesito metta in discussione principi fondamentali dell’assetto costituzionale. A spiegarlo è il segretario generale, Maurizio Landini, intervistato da Corrado Formigli durante la trasmissione Piazza Pulita su La7.

Secondo Landini, la posizione del sindacato nasce dalla volontà di difendere la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. "Noi ci siamo schierati, come abbiamo sempre fatto, per difendere la nostra Costituzione", afferma, spiegando che il referendum "mette in discussione un punto fondamentale", cioè "l’indipendenza della magistratura". Per il leader sindacale, il quesito non affronta i veri nodi del sistema giudiziario: "Quel referendum non c’entra nulla col far funzionare meglio la giustizia". Al contrario, sostiene, aprirebbe la strada a "un controllo politico su determinate funzioni che oggi il Governo non ha"».

Landini indica una serie di priorità che, a suo giudizio, restano irrisolte. Tra queste la situazione di circa 12 mila lavoratori precari impiegati nella giustizia, il cui contributo — dice — ha già prodotto risultati concreti ma che rischiano di perdere il posto, compromettendo il funzionamento degli uffici. "I problemi di fondo non vengono affrontati", sottolinea.

Un altro tema centrale è quello della sicurezza sul lavoro. Landini propone l’istituzione di una procura nazionale specializzata sul modello di quella antimafia e il sostegno legale gratuito alle famiglie delle vittime: misure che, a suo avviso, rappresenterebbero una risposta concreta a un fenomeno in crescita. Nel frattempo, osserva, molti procedimenti si prescrivono e le assunzioni necessarie per ridurre i tempi della giustizia non vengono effettuate.

Sulla separazione delle carriere — uno dei punti più discussi — Landini minimizza l’impatto reale della misura: "Stiamo parlando di 20 o 30 persone all’anno". Per questo giudica sproporzionata la scelta di indire un referendum costoso che, anche in caso di approvazione, "non cambia nulla sul funzionamento della giustizia".

La decisione della Cgil di sostenere il No, conclude Landini, si inserisce in una battaglia più ampia per la tutela dei principi costituzionali e per riforme strutturali efficaci. "La Costituzione la vogliamo difendere e applicare — afferma — e la giustizia vogliamo che funzioni con riforme vere", mettendo in guardia da quella che definisce "una logica autoritaria" che rischia di limitare l’autonomia delle istituzioni e di chi esercita il proprio ruolo in modo indipendente.


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