A margine del dibattito sul decreto Primo Maggio a cui starebbe lavorando l’esecutivo, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervistato a “In Onda” su La7, ha criticato duramente l’approccio del governo sul tema del lavoro.
“Ormai è un cliché: ogni Primo Maggio vogliono fare un decreto sui problemi del lavoro, ma finora hanno fatto solo disastri”, ha dichiarato Landini, sottolineando la necessità di un cambio di metodo. “Quando vogliono parlare di lavoro coinvolgano anche i soggetti rappresentativi dei lavoratori e delle imprese, cosa che continuano a non fare”.
Il leader sindacale invita quindi l’esecutivo a fermarsi: “Prima di fare ulteriori errori sarebbe utile che si fermassero un attimo, perché i lavoratori non esistono solo il Primo Maggio, esistono tutto l’anno”.
Il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro è evidente: “Bisogna smettere di fare propaganda e guardare ai numeri reali”. Tra questi, il dato sull’occupazione: “L’unica fascia che cresce è quella degli over 50, mentre giovani e donne restano penalizzati. Le donne hanno livelli di occupazione tra i più bassi d’Europa e molti giovani sono costretti a lasciare il Paese”.
Preoccupano anche le dinamiche settoriali: “Nell’industria l’occupazione continua a calare e sta riprendendo la cassa integrazione, mentre la crescita si concentra nel terziario, soprattutto nel turismo, dove aumentano part-time involontari e condizioni salariali peggiori”.
Uno dei nodi centrali - osserva Landini -, resta quello dei contratti: “In Italia esistono mille contratti depositati al CNEL, ma solo circa 200 sono firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. I contratti pirata producono un danno per i lavoratori che può arrivare fino a 7-8 mila euro l’anno”.
Per contrastare il lavoro povero, il leader Cgil indica una strada precisa: “Bisogna cancellare i contratti pirata, misurare la rappresentanza e garantire che i contratti applicati siano quelli più favorevoli e sottoscritti da soggetti rappresentativi”.
Un percorso già avviato tra sindacati e imprese, che secondo la Cgil dovrebbe essere sostenuto dal governo, invece di “continuare a convocare ai tavoli anche soggetti che fanno contratti pirata e di non voler dare validità generale ai contratti più rappresentativi”.
Sul fronte salariale e fiscale: “Non possono raccontare di difendere il potere d’acquisto quando gli aumenti nel pubblico impiego sono un terzo dell’inflazione reale”. E ancora: “Negli ultimi tre anni lavoratori dipendenti e pensionati hanno pagato 24 miliardi di tasse in più a causa del fiscal drag - ha concluso il segretario generale della Cgil -, sono questi gli elementi su cui bisogna agire davvero”.
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