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A Barcellona, il 6 e 7 luglio, la Summer School delle Comisiones Obreras della Catalogna ha riunito giornalisti, sindacalisti e accademici per discutere un quesito che oggi attraversa tutto il sindacalismo internazionale: che cosa può fare, concretamente, un sindacato di fronte all'avanzata dell'estrema destra? La CGIL era presente con il segretario generale Maurizio Landini, insieme a Unai Sordo (CCOO), Sophie Binet (CGT) ed Enric Juliana, vicedirettore de La Vanguardia. Non una riflessione teorica, dunque, ma uno spazio pensato per affermare un principio: il contrasto all'estrema destra non si delega alla politica, ma è una priorità sindacale.
L’ordine mondiale mai esistito
Juliana ha aperto i lavori smontando l'idea stessa di un “ordine mondiale” mai davvero esistito: quello che chiamiamo così, ha ricordato citando Vázquez Montalbán, è sempre stato un disordine tenuto ai margini dell'Occidente — Corea, Vietnam, i colpi di stato in America Latina. Oggi quel disordine è entrato nel cuore del sistema occidentale, spinto da tre fattori: l'accelerazione tecnologica, la centralità dell'energia dal 1973 in poi, e l'ascesa della Cina. Un'Europa politicamente forte ma strutturalmente fragile — senza deterrente nucleare diffuso, senza materie prime critiche, con un continente africano in crisi demografica alle porte — è, ha detto Juliana, seduta su un vulcano. La deriva autoritaria che avanza anche in Spagna è uno dei modi in cui quel vulcano si manifesta.
Sordo: quando l'uguaglianza è il problema
Unai Sordo ha messo in guardia da facili automatismi: l'estrema destra cresce in società molto diverse tra loro, e non ha un'unica spiegazione. Ha però indicato un dato scomodo: le destre radicali non esplodono nel punto più basso delle crisi, ma alcuni anni dopo. Da qui la sua tesi più netta: non sono tanto il prodotto dei fallimenti della sinistra al governo, quanto una reazione agli avanzamenti delle politiche egualitarie — in primis il consolidarsi del femminismo come senso comune d'epoca, percepito da una parte di uomini, soprattutto giovani, come una minaccia al proprio status. L'estrema destra offre una “retrotopia” mai esistita ma efficace: la promessa di un ritorno alle vecchie gerarchie. Il compito del sindacato, per Sordo, è risignificare la sicurezza attorno allo stato sociale, non abbandonarla al campo avversario.
Landini: quando il mercato sostituisce la politica
Per Maurizio Landini, Trump non rappresenta un partito ma una fase storica in cui mercato e profitto hanno sostituito la politica, fondendosi con lo Stato — non a caso attorno a lui si muovono gli uomini più ricchi del mondo, quelli che controllano dati e intelligenza artificiale. Un capitalismo esplicitamente incompatibile con la democrazia ha detto, che arriva a sostenere che libertà e uguaglianza vadano sacrificate alla competitività delle imprese. Landini ha portato l'esempio italiano: un lavoratore dipendente tassato fino al 45%, contro il 24% sui profitti d'impresa e il 20% sulle rendite finanziarie e immobiliari. E ha ricordato il tentativo del governo di ridisegnare per via costituzionale i rapporti tra Stato e sindacati — dall'elezione diretta del premier all'autonomia differenziata, fino al referendum sulla giustizia, bocciato da oltre 14 milioni di voti, con il 60% dei giovani tra 18 e 34 anni contro il governo.
Binet: quando la storia è magistra vitae
Sophie Binet ha richiamato il novantesimo anniversario del Fronte Popolare — ferie pagate e contratti collettivi in Francia, guerra civile in Spagna. “La storia balbetta”, ha detto, ma chi la dimentica rischia di riviverla: in entrambi i paesi il fascismo non vinse mai attraverso le urne, grazie a unità delle forze di sinistra, mobilitazione sociale e una proposta politica non solo contro il fascismo ma per condizioni di vita migliori. La lezione più amara è un'altra: il Fronte Popolare spagnolo fu tradito dall'abbandono internazionale. Oggi l'estrema destra è organizzata a livello globale e alleata al capitale digitale, ha avvertito, e per questo le organizzazioni sindacali internazionali devono rafforzarsi. Sul presente francese: Macron non è di estrema destra, ma il governo ne adotta sempre più metodi e temi, mentre i sondaggi danno l'estrema destra al 35% in vista delle presidenziali. Il punto più originale del suo intervento riguarda però i “deserti sindacali”: il 40% dei lavoratori privati francesi non ha alcuna rappresentanza in azienda, e l'estrema destra avanza proprio lì. La sindacalizzazione, ha detto, è essa stessa argine democratico.
Vi do un dato!
Il Global Rights Index 2026 della CSI, uscito proprio in questi giorni, dà sostanza empirica alla discussione di Barcellona: il diritto di sciopero è violato nell'87% dei paesi monitorati, quello alla contrattazione collettiva nell'80%, e in 75 paesi ci sono stati arresti arbitrari di lavoratori — un record per l'Indice. Europa e Americhe registrano il peggior punteggio medio dal 2014. La Francia è tra i quattro paesi il cui rating è peggiorato quest'anno, a conferma diretta dell'allarme di Binet. La correlazione tra ascesa delle destre autoritarie e arretramento dei diritti sindacali non è un'impressione: sono dati oggettivi di una tendenza.
L’importanza per la CGIL di una lotta comune
La presenza di Landini a Barcellona non è stata un gesto simbolico isolato, ma la conferma di una linea: la CGIL considera il contrasto all'estrema destra un terreno di lavoro sindacale a tutti gli effetti, da costruire insieme alle altre organizzazioni europee, e non un tema da subappaltare ai partiti. La Summer School di CCOO Catalunya ha offerto un banco di prova importante proprio in questo senso: mettere a confronto esperienze nazionali diverse — italiana, spagnola, francese — per costruire una lettura comune e, soprattutto, una risposta comune. Perché se le radici del fenomeno sono materiali — precarietà, insicurezza, deserti di rappresentanza — allora la battaglia si vince, se si vince, giorno per giorno, in fabbrica e in ufficio: cioè esattamente lì dove il sindacato può e deve fare la differenza.






