La vicenda dell’ex Ilva rappresenta il risultato di anni di ritardi e scelte mancate sulla riconversione industriale e ambientale del più grande stabilimento siderurgico del Paese. È quanto ha sostenuto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervistato da Marianna Aprile e Luca Telese a In Onda su La7.

Per Landini la crisi attuale non può essere scaricata sui lavoratori e sulle loro famiglie. Il leader della Cgil ha ricordato come già nel 2012 il sindacato avesse chiesto di non contrapporre tutela della salute e produzione industriale, ma di avviare gli investimenti necessari per rendere compatibile la produzione di acciaio con la salvaguardia dell'ambiente e della sicurezza.

«Siamo di fronte a una situazione straordinaria. Tutto questo non può ricadere sui 20 mila lavoratori», ha affermato, sottolineando che il Paese ha bisogno di mantenere una capacità produttiva strategica nel settore siderurgico, ma attraverso processi compatibili con gli obiettivi ambientali.

Al centro dell'intervento, il tema della mancata decarbonizzazione del sito. Il piano che avrebbe dovuto accompagnare il superamento degli altoforni e l'introduzione di nuove tecnologie produttive non è stato realizzato. «Queste cose che dovevano essere fatte non sono state fatte», ha detto Landini, evidenziando la necessità di rilanciare il progetto industriale basato su nuove tecnologie e investimenti pubblici già previsti negli anni scorsi.

Per il segretario della Cgil, lasciare la gestione della crisi alle sole logiche di mercato si è rivelato insufficiente. «C'è bisogno di un intervento dello Stato», ha spiegato, precisando che non si tratta necessariamente di una nazionalizzazione, ma di un ruolo pubblico capace di orientare gli investimenti, garantire la transizione industriale e tutelare occupazione e salari.

Landini ha inoltre ricordato il valore strategico di alcune produzioni siderurgiche indispensabili per comparti come la cantieristica e l'automotive, sottolineando che la perdita di questa capacità produttiva rischierebbe di indebolire l'intero sistema industriale nazionale. «Il nostro Paese non sarà più capace di produrre quel tipo di acciaio che serve per fare determinate cose», ha avvertito.

Infine, il segretario generale della Cgil ha ribadito che la riconversione ecologica degli impianti è una richiesta avanzata dagli stessi lavoratori. «I lavoratori di Taranto vogliono la riconversione verde», ha sottolineato, aggiungendo che non è accettabile che oggi paghino due volte le conseguenze delle scelte sbagliate del passato: prima per la mancata realizzazione degli investimenti e poi con la perdita del posto di lavoro e del salario.

«Non può essere che questi lavoratori paghino il doppio prezzo: che non si sono fatti gli investimenti e che perdono il lavoro e il salario», ha concluso.


→ Per rivedere la puntata integrale clicca qui