L’incontro tenuto a Livorno su 'La Pace… prima di tutto' ha dato vita a un dialogo intenso tra Maurizio Landini e Mario Giro restituendo il senso di un rapporto costruito negli anni tra la CGIL e la Comunità di Sant’Egidio. Un legame nato da storie diverse, ma rafforzato da una convinzione condivisa: la pace non è un tema accessorio, bensì il fondamento della democrazia e dei diritti.


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Landini ha ricordato come questa relazione si sia sviluppata “partendo dal contrasto alla guerra e alla cultura della guerra”, ben prima dell’attualità più recente. Già prima dell’invasione russa dell’Ucraina, la CGIL assunse una posizione netta per impedire che la guerra sostituisse la politica, promuovendo un lavoro comune culminato nella grande manifestazione del 5 novembre 2022 in piazza San Giovanni, quando “bandiere diverse si sono mescolate perché ciò che univa era fermare la guerra”.

Oggi, ha affermato il segretario generale della CGIL, la situazione è drammatica: il numero dei conflitti è il più alto dalla Seconda guerra mondiale e il diritto internazionale è messo in discussione. “Se la guerra sostituisce la diplomazia, viene messa in discussione la stessa democrazia”. Per questo, pace e diritti del lavoro restano inscindibili, come insegnano le radici internazionaliste del movimento sindacale. Una visione che va aggiornata, ma non abbandonata, di fronte a interessi economici e finanziari che puntano a sostituire la politica con il mercato. La pace, ha ribadito Landini, passa da scelte concrete: meno armi e più investimenti in sanità, lavoro, scuola e sicurezza sociale.

Mario Giro ha confermato la sintonia tra CGIL e Comunità di Sant’Egidio, definendo la pace “un bene essenziale, primario”. La guerra, ha spiegato, inizia molto prima delle armi, quando la pace viene persa nella cultura, nel linguaggio, nelle menti. In Europa questo processo dura da anni, alimentato dalla paura e da un progressivo riarmo mentale.

Per Giro, responsabile relazioni internazionali Comunità di Sant'Egidio, la pace è prima di tutto una battaglia culturale e democratica. Una società dominata dalla competizione e dal vittimismo finisce per militarizzarsi, rendendo la guerra accettabile. Sant’Egidio rivendica una scelta chiara: stare sempre e solo dalla parte delle vittime, senza distinzioni. È una posizione maturata anche nel cammino della Chiesa, arrivata a riconoscere ogni guerra come fratricida. “La guerra è inutile, non risolve nulla”, ha detto Giro, ricordando come i conflitti degli ultimi decenni abbiano prodotto solo distruzione e instabilità.

Dal dialogo emerge una convergenza profonda: pace, democrazia e giustizia sociale sono inseparabili. Parlarne oggi non è esercizio teorico, ma scelta concreta di responsabilità. CGIL e Comunità di Sant’Egidio, da storie diverse, riconoscono un compito comune: costruire alleanze sociali e culturali e tenere viva un’utopia realistica della pace in un tempo che spinge alla rassegnazione.