Il disagio abitativo, in forte crescita nel Paese, rappresenta una condizione sempre più diffusa e strutturale che richiede con urgenza nuove politiche per la casa da inquadrare nell’ambito di quelle più complessive di coesione, inclusione sociale e sostenibilità.

Occorre una politica che agisca sia a livello centrale che locale con una strategia complessiva per affrontare i nodi del disagio abitativo con solidi interventi pubblici in termini economici, fiscali e normativi, innovazione nella programmazione urbana, nella nuova edificazione e nel recupero dell’esistente per evitare il consumo di suolo e garantire efficientamento energetico, una diversa politica degli affitti e una seria lotta al sommerso e alla speculazione.

Occorre considerare la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, potenziando e progettando soluzioni da inserire in più ampi processi di rigenerazione urbana, in particolar modo nelle aree metropolitane dove la tensione abitativa è più alta.

Le misure necessarie sono:

1. riconoscere che la casa è un diritto, come la salute, l’istruzione, il lavoro; occorre considerare il servizio abitativo destinato alle persone che si trovano in una situazione di disagio economico come parte dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) da garantire su tutto il territorio nazionale;

2. rifinanziare il Fondo di sostegno per l’affitto e il Fondo per la morosità incolpevole per contribuire ad abbassare l’incidenza dei canoni sui redditi delle famiglie in difficoltà, per un valore di almeno 900 milioni di euro;

3. incrementare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e sociale, attraverso un programma pluriennale che superi la poca organicità del “Piano Casa Italia” definito dal Governo, con finanziamenti adeguati per accrescere il patrimonio abitativo di 600 mila unità, delle quali almeno 350 mila destinate al comparto ERP per rispondere al bisogno delle famiglie in graduatoria da tanti anni, anche attraverso la riqualificazione del patrimonio pubblico esistente a partire da quello non utilizzato, affrontando la questione dell’efficientamento energetico, in processi rigenerativi in ambito urbano;

4. ripensare il ruolo degli ex IACP e innovarne la gestione, attraverso una legge quadro nazionale che definisca regole omogenee per tutti gli istituti, la natura degli Enti, l’attribuzione dei compiti, i criteri per la gestione;

5. fermare privatizzazioni e alienazioni di edifici pubblici inutilizzati, quali aree dismesse, caserme, aree ferroviarie, luoghi da riqualificare, riconvertire e destinare all’edilizia residenziale pubblica e sociale;

6. valorizzare il consistente patrimonio costituito dai bene confiscati alla criminalità organizzata, da destinare a finalità sociali e abitative;

7. garantire riqualificazione, efficienza energetica, sicurezza e salubrità, in linea con lo sviluppo sostenibile e la giusta transizione ambientale promossa dal Green Deal europeo; contrastare i rincari delle utenze a partire da quelli dell’energia, ambito che necessita di misure strutturali, anche attraverso il Fondo di contrasto della povertà energetica, rivedere e rendere strutturali le agevolazioni fiscali per riqualificazione, efficientamento e messa in sicurezza degli immobili;

8. realizzare residenze universitarie pubbliche e incrementare il “Fondo per gli Studenti fuori sede” per garantire il diritto allo studio;

9. rivedere il regime fiscale legato alle locazioni per incentivare al massimo il canone concordato per favorire le locazioni di lunga durata e quelle transitorie per studenti che in molte città sono sfavorite dal fenomeno degli “affitti brevi”;

10. adottare tutte le misure necessarie per controllare e contenere l’aumento dei canoni nel mercato privato degli alloggi in locazione;

11. adottare una legge per il settore delle locazioni brevi, dando facoltà ai Comuni di prevedere forme di utilizzazione, eventuali differenziazioni per zone, limitazioni per le attività, divieti e limiti temporali;

12. rendere le città più inclusive, sostenibili e accoglienti, attraverso processi di riqualificazione e rigenerazione urbana, e verificare la realizzazione dei progetti del PNRR;

13. mettere in stretta connessione la condizione abitativa e i servizi di prossimità territoriali, in particolare quelli socioassistenziali, per permettere alle persone con disabilità e alle persone anziane di vivere nella propria casa il più a lungo possibile in condizioni di autonomia, nonché rilanciare un piano per il superamento delle barriere architettoniche; promuovere progetti di cohousing, per sostenere percorsi di inclusione e autonomia delle persone con disabilità più gravi e complesse;

14. ripensare le città in ottica di genere;

15. affrontare le politiche abitative con un forte ruolo programmatorio nazionale, attraverso una struttura di governo dedicata, e dare piena operatività all’Osservatorio nazionale della condizione abitativa (OSCA); promuovere le Agenzie per l’Abitare;

16. adottare misure per le aree urbane e per le aree interne per valorizzare i territori, invertire i processi di abbandono e superare le diseguaglianze;

17. integrare l’edilizia pubblica con l’Edilizia residenziale sociale (ERS), attraverso la collaborazione fra soggetti diversi a carattere istituzionale, imprenditoriale, associativo e cooperativo, con la necessaria regia pubblica e con una chiara definizione normativa;

18. adottare una politica industriale a sostegno della riconversione verde delle costruzioni;

19. garantire un lavoro rigenerato, in termini di nuova occupazione e di formazione sulle nuove tecniche costruttive e i nuovi materiali;

20. perseguire le finalità del Piano Casa Europeo di incrementare gli alloggi a costi sostenibili, rafforzando l'abitare come pilastro del welfare e con un più forte ruolo pubblico strategico.

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