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Il Dipartimento per la trasformazione digitale e Invitalia S.p.A. hanno sottoscritto e pubblicato, nei giorni scorsi, il piano di intervento pubblico denominato “Fondo Nazionale Connettività”.
Con una dotazione di 733,4 milioni di euro affidati a Invitalia, in qualità di soggetto attuatore, si dovranno coprire 1,8 milioni di civici al 2030 con velocità gigabit (fibra o wireless).
Si tratta di una parte dei civici rimasti scoperti dai precedenti bandi (l’ultima mappatura Infratel stimava in 3,8 milioni quelli che non saranno coperti entro i tempi originariamente fissati).
Le modalità con cui verranno definiti e affidati i lotti sono ancora da definire, è infatti in corso una consultazione pubblica che terminerà il 18 marzo.
In questo scenario, il primo elemento da sottolineare riguarda il fatto che il sopracitato Fondo altro non è che un nuovo “contenitore”, in cui sono state versate le risorse provenienti dalla rimodulazione del Piano Italia a 1 Giga, il programma che avrebbe dovuto collegare oltre tre milioni di civici entro il 30 giugno 2026 e che, com’è ormai noto, mancherà ampiamente i propri obiettivi, principalmente a causa dei gravissimi ritardi di Open Fiber.
Non sono fondi nuovi, provengono da economie generate dallo stralcio parziale del contributo a Open Fiber e da risorse non impegnate in altri sub-investimenti del Piano Italia a 1 Giga originario. Spostando risorse e deadline siamo quindi passati da una scadenza rigida prevista originariamente nel 2026 ad una flessibile nel 2030, con un Fondo che “salva” risorse che comunque, lo ricordiamo, abbiamo preso a debito.
Le aree interessate dal nuovo piano sono state individuate attraverso due ulteriori procedimenti di mappatura:
Il primo è la “Mappatura 2025 delle reti fisse a banda ultralarga”, avviata il 17 febbraio 2025.
Il secondo, denominato “Mappatura 2025 dei civici non collegabili Italia a 1 Giga”, è stato avviato il 4 novembre 2025 e riguarda specificamente appunto i 707.092 indirizzi civici che Open Fiber ha dichiarato di non poter collegare entro il 30 giugno 2026 nell’ambito del Piano Italia a 1 Giga.
Al termine di questi due passaggi, i civici totali ammissibili al finanziamento sono risultati 1.814.121. Di questi, 437.951 sono i civici dei 707.092 dichiarati non collegabili da Open Fiber entro il 2026, ai quali si aggiungono 1.376.170 civici “extra” dalla mappatura generale che risulterebbero ancora scoperti o limitati a velocità inferiori di quelle eligibili entro il 2030. Si tratta di civici sparsi in tutte le Regioni con diverse aree particolarmente critiche concentrate in Toscana ed in Emilia-Romagna.
Quello che stupisce è la reiterazione di comportamenti e scelte che sono alla base dei problemi attuali: i ritardi che hanno fatto mancare gli obiettivi e che ci hanno fatto rischiare di perdere i fondi del PNRR sono frutto di un approccio mercatista, che ha affidato alle dichiarazioni dei privati il lavoro di mappatura. Quello che è stato prodotto in vaste aree del paese è stato dunque un pasticcio in cui, civici remoti (montagne, isole), urbani periferici e industriali si sono rivelati “fantasma”, mentre altri non sono stati correttamente rilevati. Semplicemente perché nessuno ha verificato i dati forniti dagli operatori. Questo ha dato vita a storture nella pianificazione degli interventi che si sono sommate nel tempo determinando la situazione attuale.
Approccio che si sta replicando, dal momento che lo Stato sceglie di affidarsi ancora una volta alle dichiarazioni degli operatori privati per decidere come e dove intervenire.
Va evidenziato, inoltre, che i civici residui rimasti da coprire ed ammissibili al finanziamento pubblico sono sparsi sul territorio e pongono delle sfide economiche e amministrative veramente importanti, ben superiori al Piano originario.
Si trovano in zone montane, isole minori e aree interne, dunque richiedono logistica complessa. La spesa per coprirli potrebbe essere quindi molto più elevata rispetto al previsto.
Restano inalterate dunque criticità su regole, lotti, penali, mappature e civici remoti.
Eppure, stessa ricetta, sperando in un risultato diverso.
Infine, segnaliamo che nel documento relativo alla Consultazione pubblica (che alleghiamo), tra i quesiti posti vi è quello in cui “Si chiede di indicare quali siano i meccanismi incentivanti e premiali adottabili per assicurare l’integrale utilizzo delle risorse del Fondo Nazionale Connettività, favorendo così la piena realizzazione delle attività previste e il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Fondo”.
Indicare la corretta applicazione dei CCNL e la creazione di buona occupazione ci sembra essere una condizionalità imprescindibile, il cui riferimento manca del tutto.






