Roma, 22 maggio – “A 48 anni dall’entrata in vigore della legge che ha riconosciuto anche in Italia il diritto all’aborto libero e sicuro, questo resta per molte donne di difficile esigibilità a causa dell’elevato numero di medici obiettori, della perdurante opposizione di alcune Regioni all’aborto farmacologico e anche della mancanza di consultori. Sia a livello nazionale che internazionale continua l’attacco all’autodeterminazione delle donne condotto dalle destre ultraconservatrici di ispirazione cattolica. È urgente intervenire e sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e per rendere effettivo il diritto alla salute e alla libertà delle donne di scegliere”. È quanto dichiarano le segretarie confederali della Cgil Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione in occasione dell’anniversario dall’entrata in vigore della legge 194 del 22 maggio 1978.

Le dirigenti sindacali denunciano che “per il terzo anno consecutivo, il Ministero della salute ha rilasciato l’annuale indagine sullo stato della legge 194 in ritardo, con dati obsoleti relativi al 2023 e con meccanismi di rilevazione e calcolo che rendono impossibile verificare l’effettività dell’adeguatezza di strutture e personale addetto. Molti medici sono andati in quiescenza, molti consultori sono stati chiusi, ed è sempre più difficile accedere ai servizi previsti dalla legge”.

“Anche in questa relazione, come nelle precedenti a partire dal 2020 – sottolineano Barbaresi e Ghiglione – si registra un aumento dell’accesso alle IVG per le minorenni, il che fa pensare che l’ostinazione del governo e dei partiti che lo sostengono nell’opporsi all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole sia di base ideologica e non tenga in giusta considerazione i problemi dei giovani oltre che delle donne, sovente vittime di una violenza maschile di matrice culturale”.

“Occorre garantire la piena attuazione della Legge 194/78. È necessario – concludono le segretarie confederalo della Cgil – potenziare i consultori familiari, garantire l’IVG farmacologica in ogni distretto, anticoncezionali gratuiti, educazione sessuo-affettiva nelle scuole e dire no alle associazioni antiabortiste nei consultori”.