Premessa:

Come si può desumere dalle indicazioni temporali di approvazione, la Strategia ha visto uno scarso coinvolgimento delle parti sociali ed in particolare delle organizzazioni dei lavoratori. A questo proposito, a valle del primo confronto volto alla presentazione della bozza, avevamo prodotto diverse considerazioni proposte di modifica ed integrazioni, la stragrande maggioranza delle quali a livello unitario. Dopo quel passaggio formale in CCP, il Ministero della Salute (responsabile formale della redazione del piano) ha comunque proceduto alla pubblicazione della Strategia senza recepire nulla delle proposte da noi presentate né ha convocato ulteriori momenti di confronto. Sarebbe stato opportuno, inoltre, che tale importante documento, oltre a costituire un efficace quadro di indirizzo per tutti gli enti ed istituzioni preposte, fosse anche assunto come responsabilità dall’esecutivo, anche in ottica di avanzamento complessivo e non di disarticolazione o poca comunicazione fra i soggetti stati coinvolti (soprattutto in relazione ad atti legislativi concorrenti o coevi).

Ad ogni buon conto, sono opportune le seguenti osservazioni:
• La Strategia, pur apprezzabile in linea generale, perché costruita secondo un approccio integrato che punta ad anticipare i cambiamenti del mondo del lavoro, a migliorare la prevenzione e a rafforzare la capacità di risposta del sistema, in linea con gli obiettivi del Quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027 (e peraltro richiesta, ripetutamente, dalle Organizzazioni Sindacali in ogni piattaforma unitaria), così come costruita rischia di tradursi in una mera elencazione di obiettivi e azioni di carattere generale che, seppur condivisibili in linea di principio, non sono declinati secondo una programmazione puntuale e dettagliata che tenga conto dei tempi di realizzazione, dei soggetti coinvolti e chiamati concretamente a realizzare le azioni proposte, degli impegni finanziari per la realizzazione, della messa a punto di un sistema di controllo e monitoraggio di quanto eventualmente realizzato (come e in che tempi) e di cosa, invece, non è stato portato a termine. • La Strategia, costruita e redatta in seno al Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, di cui all’articolo 5 del D. Lgs 81/2008, avrebbe dovuto prevedere la consultazione preventiva delle Parti sociali, come disposto dalla normativa. Sarebbe, quindi, corretto che tale consultazione – seppure in parte realizzata con la presentazione della Strategia alla Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, di cui all’art. 6 D. Lgs 81/2008 – avvenisse nella sede propria, e pertanto nell’ambito del Comitato suddetto.
• La Strategia è stata presentata alla Commissione Consultiva il 13 dicembre scorso, due settimane dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto-legge n. 159 del 31 ottobre 2025, che ha introdotto rilevanti novità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ora convertito in legge. A tale riguardo, riteniamo che la pubblicazione definitiva della Strategia di cui stiamo discutendo avrebbe dovuto tenere conto dell’esito della conversione del decreto che, come sappiamo, prevede una serie di azioni che potrebbero confluire nella stessa Strategia o piuttosto orientarne alcuni passaggi.
Nel dettaglio degli assi Strategici:

1. Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro Condivisibile la lettura dei nuovi rischi legati a innovazione tecnologica, digitalizzazione, transizione verde e invecchiamento della popolazione.

Si nota però che molte delle azioni richiederebbero una maggiore definizione operativa e uno sviluppo adeguato per garantirne l’effettiva efficacia. Inoltre, è noto come l’Inail stia riducendo la propria presenza territoriale, in contrasto con l’obiettivo di rafforzamento dei servizi.

Sarebbe stato opportuno, inoltre, includere tra le priorità la prevenzione dei rischi derivanti dai cambiamenti climatici e rivedere i criteri di premialità previsti per le imprese (priorità per altro poi indicata ai primi due articoli del DL 159).

2. Migliorare la conoscenza e la resilienza organizzativa Condivisibili le azioni previste, ma proponiamo di rafforzare il coordinamento interistituzionale e di rendere più operative le misure di dialogo sociale, che devono essere reali momenti di confronto e partecipazione, non solo formali.

3. Potenziare l’efficacia delle tutele

Riteniamo che la qualità della prevenzione dipenda da personale pubblico qualificato e presente sul territorio. Abbiamo condiviso le azioni previste ma esprimiamo la nostra contrarietà al punto 3.3 lettera d, che non va nella direzione di un rafforzamento del sistema pubblico di tutela. 4. Supportare le micro, piccole e medie imprese

Le azioni previste sono condivisibili, ma vanno approfondite e rese operative per trasformare la salute e sicurezza da obbligo formale a investimento strategico per la qualità del lavoro.

5. Diffondere la cultura della prevenzione

Sosterremo l’inserimento della SSL nei programmi scolastici e la diffusione della cultura della salute e sicurezza a partire dai più giovani, ma riteniamo utile rafforzare gli interventi formativi e coinvolgere maggiormente le parti sociali in tutte le fasi di progettazione e attuazione.

Sul fronte dei Contenuti e della terminologia, segnaliamo le criticità sui punti seguenti:
▪ Precisare che i dati riportati sul fenomeno infortunistico e sulle malattie professionali rappresentano una “punta dell’iceberg” considerato che sono molti gli occupati che non possono denunciare per problemi di pressioni organizzative, ricatti, contratti precari. Compresi i danni da lavoro che non sono ancora riconosciuti, come i problemi di salute mentale. Inoltre ci sono svariati settori che non rientrano tra gli assicurati INAIL e dei quali non si hanno dati certi.
Alcune osservazioni di merito

• A pagina 10 - “La tutela della salute dei lavoratori è garantita attraverso la sorveglianza sanitaria”. Non tutti gli occupati sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria, ma la tutela della salute (non essendo solo una condizione medica “di assenza di malattia”) è un diritto universale. Si legga anche il punto a seguire.
• Nel paragrafo della Sorveglianza sanitaria (da pag.10 in poi) – non viene fatto alcun riferimento al ruolo e all’attività del medico competente, al di fuori della mera sorveglianza sanitaria. Ancor più alla luce delle modifiche intervenute nel testo dell’art. 25 del D.Lgs 81 del 2008 s.m. e dell’ampia giurisprudenza di legittimità relativa alla responsabilità del medico competente nell’essere pro-attivo nella collaborazione alla valutazione del rischio. Sempre rispetto all’operato di tale figura, poi, viene segnalato (a pagina 11) come su un totale di 8.410 MC (alla data del 8/07/2025) solo 4.713 abbiano effettivamente provveduto all’invio delle comunicazioni per l’anno 2024 come previsto dall’art. 40, comma 1 del. D.Lgs 81/2008. Riteniamo il dato molto grave e pertanto consideriamo opportuno che una delle azioni della Strategia debba prevedere una disamina puntuale sull’operato di questa figura e sulle misure da intraprendere per migliorarne l’efficacia.
• A pagina 15, asse strategico 1, non vi è alcun riferimento (così come in tutto il resto della Strategia) al tema degli appalti e subappalti, alla frammentazione del mondo del lavoro e al loro impatto sulla salute e sicurezza sul lavoro. Occorre prevedere obiettivi e azioni specifiche sul tema, orientati all’individuazione di misure idonee alla corretta tutela e protezione dei lavoratori e delle lavoratrici che operano in questi contesti complessi.
• A pagina 18, Obiettivo 1.1, lett. f – sul tema delle molestie e violenza viene solo indicato di “integrare i percorsi formativi”.....al di là che l’obbligo formativo su questi temi (purtroppo) nell’Accordo Stato-Regioni è stato previsto solo in alcuni percorsi formativi, sul punto specifico non si fa riferimento alla legge vigente (L.4 del 2021) che prevede interventi di prevenzione adeguati, a partire dal dover considerare tale tematica all’interno della valutazione di “tutti i rischi”, ai sensi dell’art.28 del dlgs 81 del 2008 s.m..

• A pagina 19, Obiettivo 1.3, lett.b – Non viene fatto riferimento all ’istituto dell’accomodamento ragionevole (espressamente richiamato dalla L.104/1992 di recente novellata dal dlgs 62 del 2024), specifico in ambito di salute e sicurezza sul lavoro delle persone con disabilità (comprensivo delle condizioni di inidoneità a lungo termine).
• Nelle pagine 19 e 28 - errata la dicitura indicata che fa riferimento alla “bilateralità” e non alla “pariteticità”, unica modalità e organismi relativi previsti dal dlgs 81 del 2008 s.m. in tema di prevenzione. La bilateralità si occupa di altri temi.
A pagina 24, Asse strategico 3 – sarebbe stato necessario indicare che sono molte le regioni che attualmente per la spesa sanitaria in Prevenzione non arrivano neanche al 3%. Per come è scritto nel testo sembra che il 5% sia la soglia minima oggi raggiunta da tutte le regioni. Sempre nello stesso asse, anche alla luce di quanto dichiarato nella premessa dello stesso, riteniamo che un ’azione avrebbe dovuto essere dedicata alla messa a punto di un sistema di centralizzazione dei dati, proveniente dai dipartimenti di prevenzione delle ASL, relativo al numero di ispettori e al numero di ispezioni (con relativo dettaglio), così come ogni anno è chiamato a fare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
• A pagina 25, Obiettivo 3.2, lett.a) – si indica in modo generale il dover “Definire e trasmettere gli indirizzi annuali per i Comitati regionali ex art. 7 del D.lgs. 81/2008”, quando ad oggi, disposizione in vigore da oltre quindici anni, non si hanno dati puntuali sull’attività dei Comitati ex art.7, avendo contezza che in molte regioni non si riuniscono con regolarità e non monitorano le attività come previsto. Occorre che nella Strategia tale obiettivo non solo venga confermato, ma andrebbero evidenziate le azioni per far emergere il ritardo e descritta la situazione attuale.
• Obiettivo 1.2, Azione c) –avevamo proposto questa formulazione: “Promuovere un approccio integrato per la prevenzione degli infortuni su strada in occasione di lavoro e in itinere, attraverso: iniziative di informazione, formazione e sensibilizzazione sui fattori di rischio che concorrono al determinarsi di questi infortuni, sulla base della valutazione dei rischi, in primis ritmi di lavoro, carichi di lavoro e costrittività organizzativa, per sostenere interventi volti a mitigare il rischio stradale, anche rivolte agli studenti”.
Obiettivo 3.3., azione d) “Attuare il sistema di qualificazione delle imprese e lavoratori autonomi tramite crediti nel settore dell’edilizia (c.d. “patente a crediti”) di cui all’art. 27 del D.lgs. 81/2008 così come modificato dall’art. 29, co. 19, lett. a), del D.L. 19/2024 convertito con modificazioni dalla L. 56/2024, quale strumento attraverso cui, incentivando le imprese a mettere in atto le migliori pratiche in materia di sicurezza, si intende raggiungere un duplice obiettivo: una riduzione degli incidenti lavorativi e, allo stesso tempo, la valorizzazione di chi adotta pratiche virtuose secondo un principio di responsabilità progressiva, in virtù del meccanismo dei c.d. “crediti aggiuntivi”.

• Riguardo all’azione la nostra organizzazione ha espresso parere contrario e ha proposto di modificare il testo attuale (vedi sopra) con il seguente: “Attuare il sistema di qualificazione delle imprese previsto dagli artt. 26 e 27 del dlgs 81 e in base a quello modificare conseguentemente quanto previsto dalla cosiddetta “patente a crediti” vigente. La citata “patente a crediti”, a valle dei primi riscontri da parte di INL e Ministero, non ha dimostrato l’efficacia prevista”.


Conclusioni:

Auspichiamo che il percorso di attuazione della Strategia veda un effettivo e fattivo coinvolgimento di istituzioni e stakeholders, in particolare delle parti sociali, per rendere lo strumento non un mero adempimento rituale ma una concreta modalità di impegno per fronteggiare la quotidiana emergenza degli infortuni e delle malattie professionali. Inoltre, auspichiamo che gli impegni previsti si traducano in realtà superando visioni miopi e settoriali purtroppo ancora presenti nell’approccio a questi temi, operando un reale coordinamento nazionale a partire dai temi della salute, della legalità e della regolarità del lavoro, della vigilanza, della prevenzione.

→ Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030