Roma – “Secondo lei questo è un referendum che affronta i problemi della giustizia, che fa funzionare meglio la giustizia? Cosa c’entra la separazione delle carriere con il funzionamento della giustizia?”. Con queste domande il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha risposto a Piazza Pulita su La7, intervistato da Corrado Formigli, sul referendum sulla giustizia previsto per marzo.
Per Landini, la riforma oggetto del referendum non interviene sulle vere criticità del sistema giudiziario, a partire dall’organizzazione del lavoro e dagli investimenti. “Ci sono 12.000 giovani precari che da anni stanno lavorando, assunti quando c’era il Piano nazionale di ripresa e resilienza, proprio per costituire l’ufficio di processo, che vuol dire organizzare il lavoro meglio per ridurre i tempi dei processi. A giugno questi lavoratori scadono, rischiano di essere licenziati tutti e 12.000”, ha denunciato. “Pensa che le cose vadano meglio o vadano peggio?”, ha aggiunto.
Il leader sindacale ha richiamato anche i ritardi strutturali e la mancanza di investimenti: “Provi a pensare ai ritardi che ci sono e al non funzionamento, agli investimenti che non vengono fatti”. Da qui la domanda centrale: “Perché vogliono fare questa riforma? Per ragioni politiche”.
Landini ha poi ricordato che la riforma Cartabia aveva già affrontato il tema dei passaggi di funzione tra magistrati. “Guardi che numeri alla mano, stiamo parlando dello 0,3 per cento, cioè meno di 20 persone”, ha spiegato. “Cioè stiamo facendo un referendum per impedire a 20 persone, se vogliono, di poter cambiare”.
Secondo il segretario generale della Cgil, il vero obiettivo della riforma è un altro: “Si capisce che c’è invece una volontà di mettere il pubblico ministero di nuovo sotto il controllo politico del governo e di mettere in discussione quello che è un caposaldo della nostra Costituzione, che è l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”.
Un principio, ha concluso Landini, che non può essere messo in discussione: la magistratura “non deve rispondere alla politica, ma deve far rispettare le leggi”, a tutela dei diritti e dell’uguaglianza di tutte e tutti.
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