Nel documento la CGIL afferma con nettezza che il futuro dell’Italia dipende dal rilancio del Mezzogiorno.

Il Sud non è una “questione settoriale”, ma il terreno decisivo su cui si misurano la qualità dello sviluppo del Paese, la tenuta della democrazia costituzionale, l’universalità dei diritti sociali e la possibilità di costruire un modello economico più giusto, sostenibile e fondato sul lavoro. In questa prospettiva, la CGIL assume il Mezzogiorno come priorità politica nazionale e come asse strategico di una più generale proposta di cambiamento del Paese.

Obiettivo dell’Assemblea: unire l’analisi dei dati di realtà con l’ascolto e il coinvolgimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati per stimolare il dibattito pubblico, avanzare proposte e riportare il Sud al centro dell’agenda politica e istituzionale del Paese.

Il senso di fondo del testo è duplice:

  1. Da un lato, offre una diagnosi severa: il Mezzogiorno continua a subire divari storici aggravati dalle politiche di austerità, dalla debolezza degli investimenti pubblici ordinari, dalla precarizzazione del lavoro, dalla fragilità dei servizi essenziali, dalla deindustrializzazione, dallo spopolamento e da una crescente centralizzazione delle decisioni che esclude territori e parti sociali.
  2. Dall’altro, il documento costruisce una piattaforma di proposta e mobilitazione, indicando una serie organica di obiettivi, strumenti e vertenze per rimettere il Sud e le Isole al centro delle politiche nazionali.

Scelte strategiche di fondo

Il testo parte da alcune scelte strategiche di fondo:

  1. La prima è il rifiuto di un modello di sviluppo legato all’economia di guerra: il Mezzogiorno non deve diventare una piattaforma subordinata alle politiche di riarmo, ma una leva di pace, sviluppo innovativo e cooperazione euro-mediterranea.
  2. La seconda è la richiesta di un riequilibrio dell’asse geopolitico europeo verso Sud e verso Ovest, riconoscendo all’Italia e al Mezzogiorno un ruolo strategico nel Mediterraneo, come cerniera tra Est e Ovest, e tra Europa, Mediterraneo e Africa.
  3. La terza è la necessità di politiche nazionali ordinarie, strutturali e partecipate per risolvere le crisi e le disparità territoriali, capaci di affrontare i divari in modo stabile, senza delegare tutto ai fondi europei o a misure emergenziali che devono tornare ad essere addizionali e non sostitutivi di politiche e investimenti nazionali stabili, strutturali e a lungo termine.

Critica alle politiche recenti

Su questa base, il documento denuncia l’inefficacia delle politiche governative recenti per il Sud. Viene criticata la mancanza di politiche industriali e il ricorso prevalente a incentivi automatici alle imprese, privi di reali condizionalità sociali e industriali, così come la scelta di puntare su grandi opere come il Ponte sullo Stretto, considerate incapaci di rispondere ai bisogni reali dei territori. Queste criticità sono aggravate dalle politiche economiche nazionali improntate all’austerità, che hanno ridotto investimenti pubblici, servizi e capacità di sviluppo. Anche la ZES unica e la riforma delle politiche di coesione vengono giudicate negativamente perché accentuano centralizzazione, verticalizzazione delle decisioni e marginalizzazione delle parti sociali, riducendo la partecipazione democratica e la capacità di costruire politiche realmente aderenti ai contesti territoriali. L’esaurimento delle risorse del PNRR entro la fine dell’anno rischia di innescare una recessione nel Mezzogiorno, aggravata dalla situazione internazionale.

Criticità economiche e sociali

Una parte importante del documento è dedicata alla descrizione delle criticità economiche e sociali del Mezzogiorno. Il Sud appare come il luogo in cui si concentrano in modo più intenso le contraddizioni del modello di sviluppo nazionale:

  • salari più bassi
  • maggiore incidenza di lavoro a termine, part-time e discontinuo
  • più alta presenza di lavoro povero e irregolare
  • minori opportunità per giovani e donne
  • perdita di popolazione ed emigrazione giovanile (e non solo)

Lo spopolamento viene descritto come una vera emergenza nazionale, perché non riguarda solo la demografia, ma indebolisce servizi, istituzioni democratiche, coesione sociale e prospettive produttive.

Aree prioritarie di intervento

1. La prima è il lavoro. L’obiettivo centrale è creare occupazione stabile, di qualità, tutelata e ben retribuita.

  • un piano per la giusta transizione
  • agenzie territoriali pubbliche per programmare investimenti e politica industriale
  • rafforzamento della capacità amministrativa della pubblica amministrazione nel Sud
  • progetti di lavoro garantito
  • una legge sulla rappresentanza
  • il salario minimo legale
  • il contrasto alla precarietà
  • una forte iniziativa sul lavoro negli appalti, a partire dal sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare lanciata dalla CGIL

2. La seconda area è il sistema industriale e produttivo. Il documento sostiene la necessità di una nuova stagione di intervento pubblico diretto per contrastare la desertificazione industriale e costruire filiere produttive radicate nei territori.

Le direttrici indicate riguardano:

  • rinnovabili
  • componentistica elettrica
  • batterie
  • automotive
  • microelettronica
  • cantieristica
  • siderurgia pulita
  • agroindustria avanzata
  • economia del mare
  • manifattura innovativa

Il Mezzogiorno viene proposto come possibile hub italiano ed europeo delle energie rinnovabili, ma ciò richiede non solo impianti, bensì filiere industriali, ricerca, innovazione, logistica e una regia pubblica forte.

3. La terza area riguarda infrastrutture e investimenti pubblici. Il documento contrappone alla logica delle grandi opere simboliche un’idea di infrastrutturazione diffusa, fondata su:

  • ferrovie
  • strade
  • porti
  • logistica
  • continuità territoriale
  • reti idriche
  • infrastrutture sociali

Particolare rilievo è dato alla crisi dell’acqua, al dissesto idrogeologico e alla necessità di investimenti costanti per manutenzione, sicurezza del territorio e accessibilità ai servizi.

4. Un quarto pilastro è l’accesso universale ai diritti sociali e sanitari. Il testo denuncia la debolezza del servizio sanitario nel Mezzogiorno, i ritardi del PNRR, il peso eccessivo del privato accreditato e la mancata garanzia dei livelli essenziali di assistenza.

Le proposte puntano a:

  • rafforzare il servizio pubblico
  • assumere personale
  • valorizzare professionalmente chi lavora nella sanità
  • riequilibrare l’offerta verso il pubblico
  • garantire davvero il diritto alla salute
  • sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare sulla sanità

5. Un’altra area decisiva è istruzione e ricerca. Il documento considera nidi, scuola, università e ricerca come infrastrutture essenziali della qualità sociale e dello sviluppo.

Le priorità indicate sono:

  • l’espansione dei servizi per l’infanzia
  • il rafforzamento del tempo scuola
  • il contrasto alla dispersione scolastica
  • l’aumento del diritto allo studio universitario
  • la stabilizzazione di ricercatrici e ricercatori
  • il rilancio degli atenei meridionali
  • la creazione di un Fondo nazionale per la ricerca nel Mezzogiorno

Piano istituzionale e legalità

Sul piano istituzionale, il documento conferma la continuità del contrasto all’autonomia differenziata, considerata una minaccia all’unità del Paese e all’universalità dei diritti. Il giudizio è che ogni ulteriore frammentazione delle competenze e dei livelli essenziali aggraverebbe i divari territoriali, colpendo non solo il Sud ma l’intero sistema nazionale.

Infine, grande rilievo è attribuito al tema della legalità, intesa non soltanto come contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione, ma come precondizione di uno sviluppo sano e sostenibile.

Vengono presentati come elementi essenziali di una strategia di emancipazione del Mezzogiorno:

  • Legalità
  • qualità del lavoro
  • trasparenza negli appalti
  • clausole sociali
  • tracciabilità dei flussi
  • riuso sociale dei beni confiscati

Percorso di mobilitazione, contrattazione e vertenzialità generale e territoriale

L’obiettivo complessivo del documento non è soltanto analitico o programmatico. È soprattutto politico e organizzativo:

  • aprire una nuova fase di mobilitazione generale e territoriale
  • costruire vertenze integrate
  • rafforzare la contrattazione
  • monitorare investimenti e politiche pubbliche
  • promuovere alleanze sociali
  • trasformare le proposte in risultati concreti e diritti esigibili

In questo senso, il documento è insieme una piattaforma di analisi, una proposta di trasformazione e un piano di iniziativa sindacale e sociale.

In sintesi, il messaggio centrale è chiaro: senza il Mezzogiorno non c’è rilancio dell’Italia.

Per questo serve una scelta di campo netta: non incentivi occasionali e centralizzazione, ma lavoro di qualità, investimenti pubblici, sviluppo sostenibile, diritti universali, partecipazione democratica e giustizia sociale.