Nelle giornate del 24 febbraio e del 4 marzo, presso la X Commissione "Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale" del Senato e la XI Commissione "Lavoro pubblico e privato" della Camera dei deputati si sono tenute le audizioni sull'Atto del Governo (AG) n. 379 “Parità retributiva”, nell'ambito dell'esame dello Schema di decreto legislativo recante l'attuazione della Direttiva (UE) 2023/970, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. Per la CGIL hanno partecipato Manola Cavallini, Contrattazione e politiche del lavoro, ed Esmeralda Rizzi, Politiche di genere.

Di seguito riportiamo la memoria predisposta per l’occasione con il contributo delle Aree del Centro Confederale e dell'Ufficio Giuridico.


Memoria CGIL sullo schema di decreto legislativo recante l’attuazione della Direttiva 2023/970 sulla trasparenza retributiva

Tante erano le aspettative in merito al recepimento della Direttiva 2023/970. Per la CGIL l’obbiettivo era non stare al di sotto delle norme già contenute nel Codice delle Pari Opportunità (CPO) di cui al d.lgs n. 198/2006 con uno specifico richiamo nell’art. 3 dello schema di decreto legislativo (definizioni) in merito al concetto di discriminazione diretta e indiretta.
Ad esempio, nelle nostre note inviate al Ministero del Lavoro avevamo precisato che per noi il riferimento doveva restare, quanto alla dimensione dell’impresa tenuta a fornire le informazioni sul divario retributivo di genere con le modalità previste all’art. 9 della Direttiva, quello dei 50 addetti, come previsto dal Codice delle Pari Opportunità per i rapporti biennali. Ciò anche in considerazione del fatto che l’art. 27 della Direttiva consente agli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli ai lavoratori rispetto a quelle stabilite nella Direttiva medesima, l’attuazione della quale peraltro “non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione”.
Ebbene, possiamo dire che il recepimento della Direttiva 2023/970 con lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 5 febbraio 2026 (Atto di Governo n. 379) si è tradotto in un intervento debole (in alcuni casi persino “simbolico”), pericoloso in alcuni riferimenti alla contrattazione collettiva e totalmente inadeguato sotto il profilo della tutela giudiziaria. D’altra parte, lo schema di decreto legislativo non contiene quegli elementi di innovazione che il Governo aveva annunciato nel Rapporto nazionale sull’attuazione della Carta sociale europea pubblicato il 19 dicembre 2025; questo affermava testualmente che “saranno introdotte significative innovazioni” nell’ordinamento giuridico italiano.